HOME PAGE SECONDA PAGINA LINKS

 

INDICE

 

 

Capitolo 1

Cosa sono le cellule staminali e perchè sono al centro del dibattito bioetico

 

I) Cellule staminali: una speranza concreta

1.I.1  Un'introduzione alle cellule staminali pag 3

1.I.2  La ricerca sulle cellule staminali pag 4

1.I.3 Limiti delle cellule staminali e possibili soluzioni  pag 5

 

II) Cellule staminali: i problemi bioetici

1.II.1  La bioetica  pag 7

1.II.2  Bioetica e staminali  pag 8

1.II.3 Le staminali ricavate da embrioni  pag 10

1.II.4 Embrione / Persona  pag 12

1.II.5 L'intangibilità dell'embrione e le sofferenze dei malati pag 13

 

Capitolo 2

 Cellule staminali: le leggi, il pluralismo, il mercato

 

2.1 Gli Stati Uniti d'America pag 16

2.2 Il resto dell'America, l'Asia e l'Oceania pag 17

2.3 In Europa pag 19

2.4 L'Italia pag 24

2.5 Il pluralismo dei valori e la morale del risentimento pag 28

2.6 Quando i soldi fanno la differenza pag 31

 

Appendice documentaria

 

·      Convenzione di Oviedo pag 37

·      Parere del CNB su Ricerche utilizzanti embrioni umani e cellule staminali pag 50

·      Legge n. 40 pag 56

 

 

Bibliografia pag 65

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capitolo 1

 

Cosa sono le cellule staminali e perchè sono al centro del dibattito bioetico

 

 

 

 

 

 

 


 

I. Cellule staminali: una speranza concreta

 

 

1.I.1 Un'introduzione alle cellule staminali

 

         La vita umana comincia quando lo spermatozoo penetra nell'ovulo, o meglio quando i due pronuclei si fondono. Ventidue ore dopo ha inizio nello zigote (ovvero la cellula originata dalla fusione dei due gameti) un processo di divisione cellulare: prima due, poi quattro, poi otto. Allo stadio di otto cellule ognuna di queste possiede ancora la proprietà della “totipotenza”, ciò significa che da sola può nuovamente dare luogo alla segmentazione che è alla base del successivo sviluppo dell'organismo. Alla divisione successiva, cioè allo stadio di sedici cellule, la totipotenza è persa e le cellule hanno già destini diversi. Quando si giunge allo stadio di poco più di cento cellule siamo in presenza di due distinte popolazioni cellulari: una è il trofoblasto, che sarebbe in pratica l'involucro che in seguito diventerà la placenta e tutto ciò che protegge e nutre l'embrione, l'altra, chiamata embrioblasto, costituisce invece il germe dell'embrione; insieme queste cellule formano la blastocisti. Le cellule della blastocisti vengono definite “pluripotenti”, esse possono dare origine a tutti i tessuti che compongono un organismo adulto ma da sole non possono formarlo. A partire dall'ottavo giorno dalla fecondazione all'interno dell'embrioblasto le cellule si differenziano in due gruppi, endoderma ed ectoderma, ed è solo verso il quattordicesimo giorno che all'interno dell'ectoderma si forma un altro tipo di cellule il mesoderma. Queste tre diverse popolazioni cellulari sono denominate foglietti germinativi e daranno vita, durante il successivo sviluppo, a tutti i differenti tipi di cellule del corpo umano. Le cellule di ognuno dei tre foglietti vengono chiamate “multipotenti” perchè destinate a formare molti tipi di tessuti, a seconda del foglietto germinale di appartenenza, ma non tutti. Solo al ventunesimo giorno in una parte del mesoderma comincia una migrazione cellulare che porterà alla formazione delle gonadi (ovaie e testicoli) e quindi alla specificazione del sesso biologico.

         Lo sviluppo dell'embrione è importante per capire le potenzialità delle cellule staminali. Per cellula staminale s'intende una cellula capace sia di dar luogo a una progenie di cellule che via via, nel suo processo di sviluppo e rigenerazione, si differenzia, sia di generare altre cellule staminali. Lo zigote è la cellula staminale per eccellenza perchè dà vita all'intero organismo e quindi a tutti i tipi di tessuti cellulari che lo compongono. Le cellule staminali ricavate in vitro dall'embrione nei primi giorni del suo sviluppo, siano esse totipotenti o pluripotenti, hanno la straordinaria capacità di moltiplicarsi all'infinito senza differenziarsi e possono essere mantenute in questo stato per moltissimo tempo; in seguito, se opportunamente stimolate, si possono differenziare nelle cellule appartenenti ad ogni tipo di tessuto. Cellule staminali possono essere ricavate anche dall'organismo adulto, poiché al termine del loro sviluppo alcuni dei nostri organi contengono meccanismi in grado di rigenerarsi che servono al loro mantenimento; questo è evidente nel sangue, che si rigenera ogni quattro mesi per effetto delle cellule progenitrici presenti nel midollo osseo. Oltre che nel midollo osseo, cellule staminali adulte sono state identificate anche nel cervello e nei muscoli; i problemi relativi alle cellule staminali adulte sono: il loro esiguo numero, il fatto che siano difficili da isolare e le difficoltà legate ai tentativi di farle rigenerare in vitro. Altra fonte di cellule staminali si trova nel sangue del cordone ombelicale ma, anche in questo caso, il loro numero è abbastanza esiguo ed esse non sono tuttora in grado di produrre vari tipi di tessuti. Inoltre si possono ricavare cellule staminali anche dai tessuti fetali (di feti abortiti)[1].

 

 

1.I.2 La ricerca sulle cellule staminali

 

         L'aggettivo staminale deriva da stame che, nella mitologia classica, è il filo a cui è legata la vita di ogni uomo e che le Parche filano e recidono. Al pari della stame le cellule staminali potrbbero rappresentare il destino della medicina contemporanea e di moltissime persone affette da gravi patologie tuttora inguaribili. Tre sono gli importanti obbiettivi legati al loro impiego:

·     il primo è comprendere i meccanismi di differenziamento cellulare nello sviluppo embrionale,

·     il secondo è quello di riprodurre le patologie in uno specifico tessuto,

·     l'ultimo, ma il più interessante per le sue possibili applicazioni terapeutiche, è la sostituzione cellulare.

         Dal 1981 quando due scienziati americani sono riusciti ad isolare, in vitro, dalla blastocisti di un topo, cellule staminali la ricerca è andata molto avanti in questa direzione, finchè nel 1998 due gruppi di ricercatori della Geron Corporation (una ditta biotecnologica californiana) hanno ottenuto lo stesso risultato sia con un embrione umano che con i tessuti gonadali di feti abortiti alla quarta settimana[2]. Ottenuto questo risultato, d'importanza straordinaria per tutto il mondo scientifico, la ricerca si è indirizzata a scoprire il modo in cui poter far differenziare le cellule nei tessuti desiderati. L'interesse suscitato dalle cellule staminali embrionali è causato dall'illimitata possibilità che hanno di riprodursi in vitro, il che permetterebbe, in caso di applicazione clinica, di averne le quantità desiderate.

         Anche la ricerca sulle cellule staminali adulte ha suscitato notevoli speranze negli ultimi anni. Anzitutto si è scoperta la presenza di tali cellule in tessuti definiti a popolazione cellulare stabile, per il fatto che si pensava non esistessero per tali tessuti meccanismi naturali di rigenerazione; l'esempio più noto è il cervello. Dopo essere riusciti ad individuare cellule staminali nell'ippocampo (una regione del cervello) gli scienziati le hanno fatte riprodurre in vitro trattandole con appositi fattori di crescita. Inoltre, nel 2002, una ricerca portata a termine presso l'università del Minnesota ha appurato come una rara cellula staminale presente nel midollo osseo potesse differenziarsi in differenti tipi di tessuti; questo ed altri esperimenti hanno cercato di mostrare la plasticità delle cellule staminali adulte, alimentando molte speranze all'interno della comunità scientifica e oltre. Certo gli esperimenti da compiere sono ancora tanti prima che si possa riuscire a farle differenziare nei tessuti desiderati e passare in seguito all'applicazione clinica.

 

 

1.I.3 Limiti delle cellule staminali e possibili soluzioni

 

         Le speranze e le aspettative che riposano sulle cellule staminali non devono farci dimenticare i loro limiti e le preoccupazioni che desta il loro utilizzo. Per quanto riguarda le cellule staminali adulte il più grande limite è strettamente collegato con il loro probabile utilizzo; se è vero infatti che utilizzando cellule staminali provenienti dallo stesso paziente il problema del rigetto non si presenta, è altrettanto vero che molte delle malattie che si intendono curare con la terapia cellulare hanno spesso una componente genetica che è la causa della malattia stessa o che comunque contribuisce al suo sviluppo. Nel caso delle cellule staminali che, invece, si ricavano dall'embrione il problema, come risulta evidente, è l'inverso e l'incompatibilità genetica potrebbe generare fenomeni di rigetto. Qui il campo delle cellule staminali si lega a quello dell'ingegneria genetica: le ricerche hanno infatti dimostrato come le cellule staminali derivate dall'embrione tollerino, più di ogni altra cellula, gli interventi di ingegneria genetica; si è pensato quindi di poter modificare le molecole che  causerebbero l'eventuale incompatibilità creando così una sorta di linea cellulare universale. Ma anche in questo caso le difficoltà tecniche sono grandissime. Una soluzione più fattibile prevede di creare banche di cellule staminali embrionali comprendenti cellule di tutti i tipi di istocompatibilità esistenti. Un altro modo per ricavare cellule staminali è quello di ricorrere alla creazione di embrioni ad hoc ricorrendo al metodo della “clonazione terapeutica”, questo dovrebbe risolvere il problema dell'incompatibilita se non ereditassero il DNA mitocondriale contenuto nel citoplasma della cellula uovo enucleata[3].

         E' opinione comune degli scienziati che per superare i limiti esistenti nel più breve tempo possibile l'unica strada è quella di continuare la ricerca in tutte le possibili direzioni, anche perchè non è ancora chiaro in quali casi sia conveniente usare cellule staminali embrionali, in quali cellule staminali adulte e così via. Ma i suggerimenti dei ricercatori non hanno particolare rilevanza per  coloro che s'impegnano ad interdire la ricerca in specifici campi. Questo è l'argomento che mi accingerò ad affrontare qui di seguito.

        

 


 

II. Cellule staminali: i problemi bioetici

 

1.II.1 La bioetica

 

         La data di nascita e la natura della bioetica sono controverse ma, visto che negli anni Settanta il termine bioetica fa la sua comparsa[4] e le innovazioni apportate dalla scienza medica incominciano ad avere ricadute nella vita di tutti i giorni, si può dire che essa nasca proprio in quel periodo. Infatti la bioetica come disciplina si occupa delle questioni che riguardano il nascere, il curarsi e il morire degli esseri umani, e questi hanno avuto sensibili cambiamenti negli ultimi trentacinque anni a causa dei progressi della medicina e della biologia.

         La definizione di bioetica, data dall'Enciclopedia di Bioetica[5], dice che “è lo studio sistematico della condotta umana nell'ambito delle scienze della vita e della cura della salute, quando questa condotta è esaminata alla luce di valori e principi morali”, quindi l'applicazione ad un campo specifico della filosofia morale con l'aggiunta, però, di due importanti novità. Una è l'interdisciplinarità che esige di approfondire in modo organico l'insieme dei problemi giuridici, sociali, politici, oltre che morali connessi alle problematiche via via esaminate. L'altra è la particolare attenzione all'aspetto pubblico delle tematiche trattate, per cui la bioetica si propone di uscire dall'angusto ambito accademico per entrare nell'arena della discussione pubblica.

         Etimologicamente il termine bioetica si riferisce alle questioni morali che sono legate alla vita umana, perciò si può fare differenza tra una “bioetica di frontiera” (che è quella a cui ho sopra accennato) e una “bioetica quotidiana”[6], che abbraccia una serie più ampia di problemi e che per sua natura si occupa di questioni che riguardano le persone di tutti i paesi e di ogni condizione sociale. A differenza di quest'ultima, la “bioetica di frontiera” si interessa ai problemi sollevati negli ultimi anni dalla fecondazione artificiale, dall'ingegneria genetica, dalle tecniche di sostegno vitale, dai trapianti d'organi, dalla sperimentazione sulle cellule staminali, tutti problemi che sono appannaggio delle società ricche.

         Nell'ambito delle discussioni bioetiche, al di là della contrapposizione che vede da un lato l'etica della qualità della vita e dall'altro quella della sacralità, se ne pone un'altra, ovvero, quella tra un'etica della disponibilità della vita umana (che va dal momento dell'unione dei due gameti fino alla cessazione di ogni attività biologica del corpo) e una della non disponibilità. Questo è il vero nodo delle questioni che riguardano la bioetica di frontiera.

         Volendoci occupare appunto della “bioetica di frontiera” possiamo dire che essa nasce a causa dell'inadeguatezza sia della deontologia medica che delle etiche tradizionali a risolvere i drammatici problemi che si pongono oggi nell'universo bioetico e che coinvolgono individui con differenti valori morali. In società pluralistiche, come quelle in cui oggi viviamo, molti ritengono che sia necessario abbandonare quelle concezioni etiche che rinviano ad una serie di principi immutabili sulla cui base sarebbe possibile risolvere ogni problema. Comunque ciò non esclude che la bioetica, riflettendo su quello che è giusto compiere in determinate situazioni, debba tener conto di quanto autorevoli filosofi hanno già espresso in passato occupandosi di etica.

         Secondo Aristotele nel campo della pratica non si possono realizzare le stesse condizioni di esattezza, rigore e sistematicità che richiedeva il campo delle scienze; questa tesi acquista maggior valore quando c'è l'esigenza di dover risolvere problemi etici concreti tenendo conto del contesto storico-culturale in cui nascono[7]. Secondo Eugenio Lecaldano[8] per risolvere le problematiche bioetiche è doveroso partire dai casi concreti per arrivare a formulare principi generali da far valere in situazioni particolari, senza dimenticare che le norme che se ne derivano non devono mai trasformarsi in fisse e assolute. Sempre per Lecaldano, un tipo di ragionamento adeguato nelle discussioni bioetiche è quello che tiene conto delle conseguenze delle diverse opzioni possibili, questo pone la discussione su di una base empiricamente controllabile.

 

 

1.II.2 Bioetica e staminali

 

         Per quanto riguarda l'universo delle cellule staminali i problemi etici riguardano la loro origine, cioè la loro fonte. Sappiamo infatti che cellule staminali vengono derivate da tesssuti di feti abortiti, da embrioni non utilizzati nei trattamenti di fecondazione assistita, da embrioni creati ad hoc per fini di ricerca, da tessuti ottenuti col processo di clonazione mediante trasferimento di nucleo, da tessuti dell'organismo adulto e dal sangue del cordone ombelicale. Queste due ultime strade non suscitano rilevanti problemi morali e derivare cellule in questo modo non provoca conflitti; qualcuno ha infatti indicato questa ricerca come l'unica moralmente degna di essere perseguita.

         Nei paesi in cui si svolge la ricerca sulle cellule staminali l'aborto è una pratica ammessa dalla legge, quindi sul piano legale non si può negare la leggittimità di derivare cellule da feti abortiti, ciò, tuttavia, non elimina i problemi morali. Le diverse posizioni in merito sono tre:

·     la prima considera in ogni caso l'aborto procurato inammissibile,

·     la seconda pur considerandolo un atto moralmente discutibile ammette delle deroghe in certe circostanze per cui l'aborto può essere giustificato,

·     la terza, invece, ritiene l'aborto un atto moralmente ammissibile.

         Per i sostenitori dell'ultima posizione il prelievo di cellule da feti abortiti non costituisce un problema, ovviamente, ammesso che ciò non avvenga in modo coercitivo o che la donazione non sia incentivata da emolumenti. I fautori della seconda posizione, pur considerando l'aborto lecito in casi limite, avanzano delle obiezioni sulla donazione di tessuti fetali perchè ritengono che associare l'aborto ad una finalità benefica possa creare le condizioni psicologiche per favorirlo. Infine chi considera l'aborto un atto moralmente illecito sostiene che chi preleva cellule da feti abortiti si rende complice dell'aborto.

         Ovviamente le due ultime posizioni illustrate hanno ricevuto delle critiche. In merito alla prima, alcuni osservano che per affrontare un atto traumatico come l'aborto non possa avere un gran peso la previsione di un beneficio per la ricerca, inoltre se questo meccanismo psicologico fosse veramente incentivante molte pratiche sarebbero a rischio, si pensi alla prevenzione per gli incidenti; sappiamo che gran parte degli organi per i trapianti proviene dalle vittime di incidenti, dovremmo perciò vietare i trapianti perchè la conoscenza dei benefici di questa pratica potrebbe indebolire gli sforzi per prevenirli?

         Le obiezioni mosse a quelli che sostengono che sia sempre immorale trarre benefici da un atto immorale fanno notare che assumere una posizione del genere porrebbe alla nostra vita sociale dei vincoli impossibili da soddisfare; riprendendo nuovamente il caso dei trapianti, nessuno potrebbe beneficiare di un trapianto d'organi provenienti dalla vittima di un omicidio perchè in tal caso si renderebbe complice dell'omicidio[9].

         Se la posizione morale contraria alla liceità dell'aborto sembra non aver speranza oggi per imporsi nei paesi laici e pluralistici, ciò non è altrettanto vero per quanto riguarda la sperimentazione sugli embrioni, anche se pure in questo caso non esiste una posizione unanimamente condivisa.

 

 

1.II.3 Le staminali ricavate da embrioni

 

         Sappiamo che il prelievo di cellule staminali da un embrione comporta la sua distruzione, perciò, ci si chiede se sia o no moralmente lecito la distruzione di un embrione, sia pure a fini benefici. Secondo alcuni per rispondere a questa domanda si deve prima risolvere la questione ontologica - attinente alle concezioni dell'uomo e del mondo proprie delle grandi tradizioni di pensiero filosofico e religioso - di che cos'è l'embrione, secondo altri invece, visto che non è possibile avanzare ragioni inoppugnabili che riguardano lo status ontologico dell'embrione, servono argomentazioni che facciano leva sulle conseguenze. Su questa base alcuni si schierano contro la sperimentazione paventando che una pratica di questo genere potrebbe contribuire ad indebolire il rispetto dovuto alla vita umana[10], specialmente quando tale pratica si svolge in un contesto che riduce la vita biologica a oggetto di pratiche di commercializzazione. Altri, invece, si dichiarano a favore della sperimentazione sostenendo che i pericoli paventati possono essere tenuti sotto controllo e che i grandi benefici perseguibili vanno in direzione del rispetto della vita umana minacciata da gravi malattie e sofferenze.

         Il dibattito sulle cellule staminali non contrappone, come spesso è apparso dal quadro offerto dai mass media, il mondo laico a quello religioso, questo avviene semmai in Italia dove il pensiero religioso viene identificato soltanto con quello delle gerarchie della Chiesa Cattolica e le altre religioni vengono ignorate; ma non tutte le correnti religiose sono schierate contro la sperimentazione sugli embrioni, né tutto il pensiero laico è schierato a favore.

         Per illustrare i vari punti di vista delle diverse confessioni religiose terrò conto  del rapporto redatto dalla National Bioethics Advisory Commission[11] (il comitato nazionale di bioetica degli Stati Uniti) che ha chiesto la testimonianza di importanti studiosi esponenti delle religioni maggiormente diffuse negli USA, questo rapporto fu redatto su richiesta del presidente Clinton dopo l'annuncio fatto dai ricercatori della Geron Corporation.

·           Per i tre rappresentanti della religione ebraica non vi sono impedimenti morali per il prelievo di cellule da embrioni, essi infatti fino a quaranta giorni sono come acqua e non hanno alcun diritto. Inoltre poiché conservare la salute umana è precetto divino la ricerca sulle cellule staminali è doverosa a fronte dei benefici terapeutici attesi.

·           Per l'unico esponente dell'Islam l'embrione è degno di rispetto e protezione fin dal momento del concepimento, tuttavia dato che diventa persona soltanto al quarto mese di gestazione, quando riceve l'anima immortale, la sperimentazione sugli embrioni è considerata moralmente ammissibile visti i possibili risvolti terapeutici.

·           L'esponente della Chiesa ortodossa occidentale ha dichiarato invece che per la sua religione non esiste alcun tipo di procedura per cui possa essere considerato lecito sacrificare la vita dell'embrione.

·           Il punto di vista, o meglio i punti di vista presenti nell'area protestante rappresentano tutte le posizioni che si confrontano nel dibattito, infatti è caratteristica del protestantesimo la libertà su come vivere la propria fede in armonia con le Scritture.

·           Per la Chiesa cattolica gli organismi ufficiali esprimono che il prelievo di cellule da embrioni e feti abortiti è illegittimo in quanto questo comporta una complicità nell'interruzione di una vita umana, infatti per la Chiesa cattolica nel momento in cui si fondono i pronuclei dei due gameti si forma un nuovo essere umano con la sua individualità che merita assoluto rispetto e protezione.

         In uno “stato etico”, come avviene nelle dittature e negli stati in cui una religione è assunta come base degli ordinamenti pubblici, viene riconosciuta come valida una sola morale e questa viene imposta ai cittadini con la forza[12]. Com'è ovvio in teoria cose del genere non dovrebbero accadere in quegli stati, come sono le moderne democrazie occidentali, che si professano pluralistici, ma la realtà è diversa. Emblematico è il caso dell'Italia in cui il punto di vista della Chiesa cattolica, in materia di sperimentazione sugli embrioni, è stato fatto valere con forza di legge.

 

 

1.II.4 Embrione / Persona

 

         Le argomentazioni che si schierano a favore o contro la sperimentazione sugli embrioni cercano, in larga parte, giustificazione nella natura stessa dell'embrione, entrambe condividono l'assunzione che una sperimentazione che ricade sulla persona, senza che essa vi abbia dato il consenso, è inaccettabile in quanto lede la sua libertà. In proposito va ricordato che la nozione di persona non è parte del linguaggio della biologia ma rientra nell'universo di discorso della metafisica e dell'etica. Inoltre un'impostazione del genere cade in quella che Moore definiva fallacia naturalistica, perchè cerca di derivare il dover essere dall'essere. La fallacia deriva da un indebito salto logico che fa derivare ciò che è morale da ciò che è fattuale ed empirico[13]. Assumere una posizione del genere trasformerebbe in legge dello stato una concezione morale sostantiva a preferenza di altre, negando le condizioni di convivenza che sono alla base delle nostre società pluralistiche.

         Una ricostruzione scientifica dello sviluppo dell'embrione può offrire comunque degli argomenti utili per elaborare una concezione morale empiricamente informata. Le informazioni che ci derivano dalla biologia mostrano come l'embrione umano nelle sue prime fasi presenta differenze minime rispetto a embrioni di altre specie, questo ha fatto sì che venisse introdotta la nozione di pre-embrione per indicare l'embrione prima dell'impianto in utero. Tutto questo perchè nel linguaggio della bioetica vengono spesso usate parole con un forte contenuto emotivo o persuasivo in grado di suggestionare l'ascoltatore: embrione è una di queste.

         Sempre a favore della tutela dell'embrione viene avanzata un'altra tesi, largamente presente tra i moralisti cattolici, che fa uso della categoria di persona potenziale. La critica più nota all'uso della nozione di potenzialità è quella avanzata da Singer[14], il quale avverte che se dobbiamo ricorrere ad una tale nozione non si capisce perchè fermarci al momento del concepimento e non andare ancora più indietro; nello sperma e nell'ovulo non ci sono forse delle potenzialità in grado di far nascere una persona?

         D'altra parte è difficile accettare la tesi di coloro che a favore della sperimentazione sugli embrioni affermano che esso, sia nel ventre materno che in vitro, non è altro che un insieme di cellule più o meno complesso. Certamente è diversa la tutela che si deve ad un feto allo stato prenatale, che è in grado di sentire e provare dolore, rispetto alla tutela nei confronti del materiale cellulare nelle prime fasi dello sviluppo, quando la struttura cerebrale è assente. Dobbiamo avere dei criteri di tutela morale per ogni fase; una giustificazione per la sperimentazione sugli embrioni la si può però derivare da una prospettiva, come quella utilitaristica, che tiene responsabilmente conto delle conseguenze.

 

 

1.II.4 L'intangibilità dell'embrione e le sofferenze dei malati

 

         Infarto cerebrale, parkinson, alzheimer, lesioni del midollo spinale, sclerosi multipla, infarto del miocardio, diabete, osteoartrite, cancro, immunodeficienze, malattie del sistema emopoietico, leucemia, epatite, cirrosi,  distrofia muscolare, osteoporosi, sono tutte malattie che affliggono milioni di persone e per cui, ad oggi, non c'è soluzione: certo per alcune di queste non si muore più e si può sopravvivere con la continua assunzione di farmaci, altre causano una dipendenza e un bisogno continuo di assistenza; le peggiori, quelle degenerative, attraverso un crescendo di sofferenze portano alla morte. Oggi grazie alle cellule staminali si è aperta una speranza per tutti coloro che ne soffrono, certo la strada da compiere è ancora lunga, ma in campo scientifico c'è ottimismo da parte dei ricercatori. La ricerca deve procedere e deve farlo con rapidità, perchè il tempo, se lo si considera dal punto di vista dei sofferenti, diventa un fattore determinante, un fattore morale. E per questo impedire la ricerca in uno dei suoi stadi può essere percepito come un attentato contro i malati.

         Schopenhauer interpreta la prima formula dell'imperativo categorico kantiano, “opera in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere in ogni tempo come pricipio universale”, in chiave egoistica. Il processo di universalizzazione esprime la mia volontà e l'indicazione più originaria e diretta che si manifesta nell'atto della volontà è l'egoismo. Quando mi chiedo se la mia massima sia corretta m'immagino come parte passiva che non può certo volere l'igiustizia[15]. Quasi centocinquant'anni dopo la scomparsa del filosofo danese le neuroscienze individuano nel cervello i neuroni a specchio, questi hanno la funzione di suscitare in noi la compassione quando ci troviamo in presenza di ingiustizie. Appare quindi evidente come il calcolo prudenziale che ha descritto Schopenhauer altro non sia che un meccanismo mentale proprio di ogni essere umano “normale”. Perciò, a fronte dei possibili risvolti terapeutici e delle indicazioni da parte dei ricercatori, che considerano un grosso pericolo per la ricerca il precludersi la strada delle cellule staminali di origine embrionale, potremmo a buon diritto considerare la volontà di coloro che vogliono precluderla “come affetta patologicamente”.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capitolo 2

 

Cellule staminali:

le leggi, il pluralismo, il mercato

 

 

 

 

 

 

 

 

2.1 Gli Stati Uniti d'America

 

         Il dibattito sulle cellule staminali comincia all'indomani dell'annuncio dei ricercatori della Geron Corporation di essere riusciti a derivare cellule staminali da embrioni umani, siamo nel novembre del 1998. L'opinione che le prospettive terapeutiche connesse a questo settore di ricerca fossero di enorme importanza indusse molti scienzati e le associazioni che difendono gli interessi dei pazienti a mobilitarsi affinchè il governo centrale degli Stati Uniti d'America prendesse in considerazione il finanziamento pubblico per la ricerca sulle cellule staminali di derivazione embrionale, sottolineando in particolar modo il problema dell'equità, messa a repentaglio nel caso in cui la ricerca venisse lasciata in mano ai privati. Nell'agosto 2000 viene approvato un regolamento secondo cui:

1     possono essere finanziate con fondi federali soltanto le ricerche sulle cellule staminali embrionali già derivate da altri,

2     tali linee devono essere state derivate da embrioni “soprannumerari”; cioè formati nel corso di programmi di fecondazione assistita ma non più destinati all'impianto,

3     non può essere finanziata la creazione di embrioni a scopo di ricerca.

         Questa risoluzione venne approvata dall'allora presidente Clinton, nonostante il parere contrario espresso dalla National Bioethics Advisory Commission che contestava il veto imposto ai ricercatori (finanziati con fondi federali) di non poter derivare autonomamente le cellule staminali da embrioni; tale proibizione priva infatti i ricercatori della possibiltà di acquisire le conoscenze connesse ai metodi di derivazione, dai quali dipendono le proprietà delle cellule staminali e che sono di estrema importanza per la futura applicazione clinica. Ma, se non altro, questa soluzione fu il compromesso per sbloccare la situazione, che diversamente avrebbe richiesto un iter legislativo molto lungo e dagli esiti incerti, soprattutto a causa delle pressioni delle associazioni contrarie alla sperimentazione sugli embrioni.

         Nel 2001 con l'elezione di George W. Bush la ricerca pubblica sulle cellule staminali subisce una battuta d'arresto, il nuovo presidente infatti ha consentito il finanziamento soltanto per gli esperimenti che utilizzano linee cellulari già derivate. Questo però, contrariamente a quanto sperato, ha provocato la reazione sia da parte di quelli contrari alla sperimentazione sugli embrioni, i quali vedono nella decisione di Bush una sorta di condono verso un atto immorale (cioè la distruzione di un embrione che è considerato vita umana), solo perchè avvenuto in passato. Sia la reazione del mondo scientifico che, riconoscendo  il pericolo di contaminazione di queste cellule, sa bene di non poterle utilizzare per scopi terapeutici[16].

         Stati come la California, il New Jersey, Washington, il Connecticut, il Michigan, il Massachusetts, hanno sfidato la politica federale approvando leggi che prevedono cospicui finanziamenti per la ricerca sulle cellule staminali, anche quelle di derivazione embrionale.

         Dopo la richiesta, del 2004, da parte di una maggioranza del Congresso e del Senato, non presa in considerazione, che chiedeva alla Casa Bianca la revisione delle restrizioni apportate in materia di sperimentazione sulle staminali di derivazione embrionale, nel maggio 2005, sempre appoggiato da una purtroppo esigua maggioranza, viene presentato un progetto di legge che, a causa del veto del Presidente, viene rinviato al Congresso e al Senato, che ha bisogno del voto favorevole di 2/3 dei suoi rappresentanti per approvarlo[17].

         Comunque se la ricerca pubblica negli USA continua ad avere infinite pastoie, altrettanto non avviene nel settore privato, per cui non esiste alcun tipo di impedimento e che perciò è molto probabile che giunga per primo a vedere la luce dei risultati terapeutici.

 

 

2.2 Il resto dell'America, l'Asia e l'Oceania

 

Oltre all'Europa (di cui parlerò in seguito) e agli Stati Uniti, anche altri paesi americani ed asiatici, insieme all'Australia, partecipano alla gara delle cellule staminali, quindi per ragioni di completezza riferirò qui di seguito la situazione di questi paesi[18].

         In Argentina non esiste ancora una legislazione precisa in materia, le discussioni sono incentrate sull'interpretazione del Codice Civile scritto da Vélez Sarfield verso la fine del 1800, il quale stabilisce che l'esistenza della persona comincia dal concepimento nel seno materno. Il Comitato di Etica della Scienza e Tecnologia nel 2004 ha raccomandato il divieto alla clonazione per fini riproduttivi, ma si è mostrato favorevole alla clonazione terapeutica. Tale parere è stato accolto con approvazione dal ministro della Sanità.

         Il Brasile con una legge del 2005 vieta la clonazione anche a fini terapeutici ma è favorevole alla derivazione di cellule staminali da embrioni, a patto che questi siano soprannumerari e crioconservati da almeno tre anni.

         In Canada nel 2004 viene varata una legge che non proibisce, ma ammette e regolamenta la ricerca con le cellule staminali derivate da embrioni, vietando comunque la clonazione terapeutica oltre che la costruzione di embrioni ad hoc.

         In Messico non esiste una legislazione nè sulla clonazione, nè sulla ricerca con le staminali embrionali. Unici riferimenti legislativi sono due articoli uno della Costituzione e uno del Codice Civile. Nell'articolo 14 della Costituzione, c'è scritto che esiste l'obbligo per lo Stato messicano di proteggere la vita fin dal momento del concepimento. L'articolo 22 del Codice Civile, considera una persona nata al momento del concepimento e perciò da quel momento scattano gli effetti legali. Nel 2004 il voto della Camera ha comunque eliminato il veto sulla clonazione terapeutica e alla ricerca sulle cellule staminali.

         Il Cile, paese in cui è nota l'influenza esercitata dalla Chiesa Cattolica, nel 2004 ha approvato il progetto di legge sulla Clonazione Umana: la vita inizia al momento della fecondazione e del concepimento. Ne discendono una serie di limiti per la manipolazione genetica e per la fecondazione in vitro, oltre al divieto di clonazione.

         Per quanto riguarda il continente asiatico: in Cina nel 2004 è stata data notizia - tramite il Quotidiano del Popolo - di un documento ufficiale, stilato dal ministero della Scienza e della Tecnologia e da quello della Salute Pubblica, dal titolo "Principi orientativi etici per la ricerca embrionale", un documento che proibisce la clonazione umana riproduttiva, permette la ricerca con le cellule staminali e la clonazione di cellule staminali embrionali a fini terapeutici.

         Nella Corea del Sud a partire dal gennaio 2005 è proibita qualsiasi forma di clonazione umana a scopo riproduttivo, potrano essere utilizzati solo gli ovociti fertilizzati abbandonati per fini terapeutici, inoltre embrioni clonati possono essere utilizzati per fini scientifici. Sempre nella legge si elencano 18 malattie incurabili per cui possono essere realizzate ricerche con le cellule staminali embrionali. Nel 2007, dopo un anno di fermo causato dai falsi risultati ottenuti dal “pioniere della clonazione” Hwang Woo-suk (il primo ad essere riuscito a derivare cellule staminali da un embrione clonato), la ricerca sulle cellule staminali embrionali riprende.

         In Giappone una legge, approvata nel 2000 ed entrata in vigore a giugno 2001, definisce un crimine la clonazione umana a scopo riproduttivo, ma riguardo invece l'utilizzo delle tecniche di clonazione su embrioni umani a scopi di ricerca tutto è teoricamente permesso. Molto importante è il fatto che il Consiglio ha raccomandato che solo le strutture di ricerca designate dallo Stato possono partecipare alla ricerca sulla clonazione e che spetti allo Stato decidere se la produzione deve o meno essere autorizzata.

         Anche in Israele, dal 1999, è consentita solo la clonazione di tessuti per scopi che siano diversi dalla riproduzione di un essere umano, comunque sia la clonazione terapeutica e la ricerca che utilizza cellule staminali di derivazione embrionale, sono strade consentite.

         Con una legge del 2004 Singapore dà il via libera alla clonazione terapeutica e alla ricerca con le cellule staminali embrionali. Uno dei piu' ambiziosi sogni di Singapore è quello di trasformare questa piccola città-Stato, di appena 4 milioni di abitanti e solo 30 anni di indipendenza, nella capitale asiatica della ricerca. Per ottenere il suo obbiettivo il Governo ha previsto di investire 1.500 milioni di euro per i prossimi 5 anni. Biopolis sarà la rappresentazione materiale di ciò che il governo chiama il quarto pilastro del suo sviluppo economico: una città ideale, pensata per ospitare 4.000 scienziati, che sta cercando di attrarre le principali compagnie e istituzioni scientifiche del mondo.  

         In Australia ci sono due leggi che regolano la ricerca con le staminali embrionali, entrambe del 2002, con una si proibisce la clonazione terapeutica e con l'altra si permette la ricerca sugli oltre 70.000 embrioni soprannumerari. Però, a fronte delle distanze tecniche che si sono create tra l'Australia e gli altri Paesi leader nel settore, è stato proposto di annullare il divieto alla clonazione terapeutica; gli Stati di Victoria, New South Wales e Queensland auspicano una revisione che permetta di rivedere le leggi federali in una direzione più favorevole alla ricerca. Il ministro della Scienza del New South Wales, Frank Sartor, riassume bene la situazione in caso persista il divieto per la clonazione terapeutica: "se perdiamo questa opportunità dovremo fare i conti con conseguenze gravi sul piano tecnologico, scientifico, economico, ma sopratutto della salute pubblica. Credo che l'emigrazione dei ricercatori, così come la sofferenza dei cittadini malati siano senza dubbio due problemi da evitare".

 

 

2.3 In Europa

 

         Nel 1997 il Consiglio d'Europa ha siglato la Convenzione di Oviedo in materia di diritti umani e medicina. A marzo 2001 è entrato in vigore il Protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo, che proibisce, tra l'altro, "qualsiasi intervento che abbia lo scopo di creare un essere umano geneticamente identico ad un altro, vivo o morto". Il Protocollo stabilisce anche che "la strumentalizzazione dell'essere umano attraverso la clonazione è contraria alla dignità della persona e costituisce un uso improprio della biologia e della medicina".  Il divieto è specificatamente ristretto alla clonazione di un "essere umano". Riguardo la definizione giuridica di essere umano, il Protocollo, però, ne demanda il compito ai legislatori degli Stati firmatari. In nessuno dei due documenti si proibisce espressamente la ricerca sugli embrioni, per cui rimane ampio spazio di discussione, per i singoli stati firmatari, su cosa si debba intendere per "strumentalizzazione". L'unico divieto è quello (presente nel secondo comma dell'art.18) di creare embrioni per scopi di ricerca[19]. Se la clonazione riproduttiva è stata vietata, attraverso specifiche leggi, nella maggior parte dei Paesi firmatari, pochi hanno invece adottato leggi per quel che riguarda l'utilizzo delle tecniche di clonazione a scopi terapeutici, nell'attesa di stabilire se gli esperimenti che le utilizzano rientrino nella definizione di "clonazione di esseri umani"[20].

         Riguardo la politica dei finanziamenti ai Paesi appartenenti all'Unione Europea, il parlamento di Strasburgo legittima e finanzia le ricerche che utilizzano cellule staminali derivate da embrioni, solo se soprannumerari, oltre a quelle che utilizzano cellule staminali adulte e derivate dal sangue del cordone ombelicale, con la preferenza a questi ultimi due tipi di derivazione che non suscitano controversie morali. La politica della ricerca in Europa, per assicurare maggiore trasparenza, raccomanda di collocare la ricerca sull'embrione umano, negli stati dove è permessa, sotto stretto controllo pubblico, sia che essa venga condotta dal settore pubblico, che dal settore privato[21].

         Ma ecco come alcuni paesi europei si comportano in materia di sperimentazione: in Belgio il 3 aprile 2003 la Camera ha approvato definitivamente un progetto di legge che autorizza la ricerca con gli embrioni umani, la clonazione terapeutica e proibisce quella riproduttiva. Gli embrioni in vitro su cui è consentita la ricerca non potranno superare i 14 giorni (questo è il limite posto da tutti i Paesi del mondo in cui è permessa la sperimentazione sugli embrioni) di sviluppo al momento del loro congelamento. Non potranno essere creati embrioni solo per la ricerca, se non nel caso in cui venga riconosciuta l'impossibilità per quel tipo di ricerca di utilizzare gli embrioni sovrannumerari. Le autorizzazioni e i controlli per le ricerche dipenderanno dai comitati etici locali, ma anche da una speciale Commissione federale per la ricerca medica e scientifica sugli embrioni in vitro.

         In Francia l'8 luglio 2004, dopo tre anni di lavoro intenso e di discussioni appassionate, nel corso di due legislature e sotto differenti ministri della Sanità, di destra e di sinistra, è stato adottato un testo di revisione delle leggi in materia di bioetica. La ricerca sull'embrione umano, o meglio sulle cellule staminali derivati da esso, è permessa, potranno però essere utilizzati soltanto gli embrioni che eccedono nelle pratiche di fecondazione assistita.

         La Germania non ha firmato il Protocollo del Consiglio d'Europa. La legge tedesca sulla protezione dell'embrione, del 1990, proibiva già "la creazione di cloni, cioè di embrioni umani che possiedono lo stesso genotipo di un altro embrione, feti o altre persone vive o decedute". La stessa legge vieta anche la creazione di linee di cellule staminali embrionali umane, ma non si pronunciava riguardo la loro importazione da altri Paesi. Così nell'aprile 2002 il Parlamento tedesco ha definitivamente approvato il permesso di importazione delle cellule staminali embrionali, purchè ottenute prima dell'1 gennaio 2002. Il 20 febbraio 2003 il Bundestag, la Camera bassa del parlamento tedesco, si è pronunciato a larghissima maggioranza per il divieto sulla clonazione umana, sia a fini riproduttivi che terapeutici.   

         In Gran Bretagna dopo la nascita di Louise Brown, nel 1978, il primo essere umano concepito in provetta, si avverte la vastità e la delicatezza dei problemi suscitati dal fatto che è possibile adesso avere a disposizione l'embrione umano, nelle sue prime fasi di formazione e sviluppo, disponibile sul vetrino dei laboratori. Il fatto che questo embrione può essere osservato ed essere oggetto di ricerca scientifica, anche a scopo terapeutico, necessita di una regolamentazione, perciò, nel 1982 il governo inglese istituisce una commissione di studio, la quale perviene alla conclusione che: la sperimentazione sugli embrioni, sia soprannumerari che creati appositamente, possa essere consentita a patto che sia strettamente regolamentata da una legge che fissi i limiti di tempo (non oltre il quattordicesimo giorno), le condizioni per il consenso alla donazione e le finalità della sperimentazione. La legge venne approvata nel 1990, le finalità ammesse dalla legge sono:

1     compiere passi in avanti nel trattamento della sterilità,

2     accrescere la conoscenza delle malattie congenite,

3     ampliare le conoscenze delle cause che determinano l'interruzione spontanea della gravidanza,

4     mettere a punto contraccettivi più efficaci,

5     sviluppare metodi per l'individuazione delle anomalie congenite.

         La legge non prevede l'uso di embrioni per derivarne linee cellulari, per sopperire a questa mancanza, il Governo istituisce un'apposita commissione col compito di esaminare questo nuovo campo di ricerca. La commissione, che prende il nome da chi l'ha presieduta, Liam Donaldson, nel 2000 con un rapporto intitolato “La ricerca sulle cellule staminali: progresso medico con responsabilità”, dà il via libera a questo nuovo campo di ricerche, il rapporto inoltre suggerisce di creare embrioni con la tecnica del trasferimento nucleare somatico; la creazione di embrioni attraverso questa tecnica è essenziale per comprendere i meccanismi che governano la riprogrammazione di un nucleo cellulare adulto da parte di un uovo enucleato, questa ricerca può dare luogo allo sviluppo di tecniche capaci di riprogrammare le cellule adulte, senza dover più ricorrere all'embrione e scongiurando ogni problema di rigetto.

         Tutte le proposte della Commissione Donaldson sono state accolte dal Governo, che ha presentato una proposta di legge al Parlamento, subito approvata. Inoltre c'è da dire che la Gran Bretagna è uno dei pochi Paesi in cui la discussione pubblica è veramente stimolata e dove i media svolgono l'indispensabile ruolo di dare una corretta informazione in materia.

         In Russia, in seguito alle forti pressioni esercitate dalla Chiesa Ortodossa, nel maggio del 2002 la Duma vieta gli esperimenti che utilizzano linee cellulari derivate da embrioni, anche se importate, e la clonazione terapeutica.

         In Spagna nel 2003 è stata approvata la riforma alla Legge sulla procreazione assistita del 1988. Il testo, che raccoglie i suggerimenti della Commissione Nazionale di Riproduzione Umana Assistita e del Comitato di Consulenza di Etica della Scienza e della Tecnologia, si propone in particolare di risolvere il problema degli embrioni sovrannumerari congelati, il cui destino non era chiaro, aprendo la strada alla ricerca con le staminali di origine embrionale. Per quel che riguarda la clonazione terapeutica, la riforma non ne fa parola, essa rimane regolata da una legge del 1998 che vieta la "creazione di esseri umani identici tramite clonazione".

         In merito ai "pre-embrioni" (congelati entro i quattordici giorni del loro sviluppo) si stabilisce che saranno i progenitori a determinarne il destino, potendo scegliere tra:

1      mantenerli congelati fino a che non vengano impiantati nell'utero della donna,

2      donarli ad una coppia in lista di attesa per la fecondazione in vitro,

3.  accettare che le strutture biologiche ottenute al momento dello scongelamento possano essere utilizzate per fini di ricerca,

4.  procedere al loro scongelamento senza altri fini.

         Il testo prevede inoltre che nei casi in cui non si risalga ai progenitori, o quando non verrà inviato entro un anno il consenso informato, i pre-embrioni vengano mantenuti congelati per quattro anni ancora, per poter essere donati a fini riproduttivi ad altre coppie, se entro questo tempo non verranno donati, allora, verranno ceduti al Centro Nazionale di Trapianti e di Medicina Rigenerativa per essere utilizzati per scopi di ricerca.
         Per evitare il problema della generazione degli embrioni sovrannumerari e dei parti plurigemellari, la riforma prevede di limitare a tre gli ovociti da fecondare e da trasferire ad una donna nell'arco di un ciclo. Solo dopo tre tentativi falliti con queste modalità si potrà fecondare un numero maggiore di ovociti. Gli embrioni sovrannumerari così generati verranno crioconservati per la durata della vita fertile della donna, in caso di tentativi successivi. In questi casi i progenitori dovranno sottoscrivere un "Impegno di Responsabilità sui Preembrioni Congelati" in cui verrà inclusa una clausola per cui l'unica alternativa all'impianto sarà la donazione per soli scopi riproduttivi.
         Nel testo viene prevista anche la creazione del Centro Nazionale di Trapianti e di Medicina Rigenerativa, che si occuperà di gestire, promuovere e sostenere la politica dei trapianti di organi, tessuti e cellule di origine umana, e la ricerca su questi, oltre che sviluppare un registro dei centri e delle equipe autorizzate per fare ricerca con cellule e tessuti di origine umana. Questo centro potrà contare su una Banca Nazionale delle Linee Cellulari che avrà l'incarico di elaborare, immagazzinare, conservare e gestire le linee di cellule di diversa origine e tipologia, secondo le norme e gli standard determinati dalla legislazione nazionale e internazionale.
         Un decreto legge, approvato in Consiglio dei ministri il 29 ottobre 2004, consente ai genitori di donare gli embrioni, creati prima del novembre 2003, alla scienza e prevede che gli scienziati possano chiederli per i loro progetti di ricerca. Genitori e scienziati dovranno rinunciare a fini lucrativi. Il 27 marzo 2006 il governo spagnolo ha approvato una bozza preliminare di un disegno di legge che include la tecnica del trasferimento dei nuclei cellulari per creare tessuti o organi da utilizzare nella terapia di malattie considerate incurabili. Ovviamente la Conferenza Episcopale ha espresso il suo parere negativo, affermando che questa tecnica attenta alla dignità della persona umana. Ad oggi la Spagna non ha una regolamentazione in materia.

 

 

2.4 L'Italia

 

         In seguito alla pubblicazione del rapporto Donaldson (agosto 2000), l'allora ministro della sanità Umberto Veronesi, istituisce una commissione col compito specifico di rispondere a tre domande:

1     qual'è l'effettivo potenziale di applicazione terapeutica delle cellule staminali?

2     Quale tra le possibili fonti di cellule staminali ha maggiori possibilità di successo in termini di ricerca a fini terapeutici?

3     Quali sono i problemi etici sollevati dalla ricerca e come possono essere risolti?

         Nella parte scientifica del documento è presentato, in modo accurato, il panorama della ricerca sulle cellule staminali e viene sottolineato come sia ancora prematuro stabilire quali tipi di cellule sarà adatto alle applicazioni terapeutiche. Sul piano delle valutazioni etiche, il documento, riconosce la netta contrapposizione sulla liceità del prelievo di cellule staminali dagli embrioni e quanto la soluzione della controversia vari a seconda della posizione assunta.

         All'interno della commissione si registrano due posizioni, la prima, di minoranza, è contraria all'utilizzo di embrioni poiché sostiene che tale pratica comporta il mancato riconoscimento dell'embrione come soggetto umano e, quindi, la sua possibile strumentalizzazione, la seconda posizione, condivisa dalla maggior parte dei membri della commissione (tra i quali il presidente Dulbecco e Rita Levi-Montalcini), è invece favorevole all'utilizzo degli embrioni sovrannumerari; perchè destinare una parte di questi embrioni a ricerche dalle quali possono derivare notevoli benefici per l'umanità, non comporta una concezione strumentale dell'embrione, né una mancanza di rispetto nei confronti della vita umana, specialmente se si considera che l'alternativa è quella di lasciare che questi embrioni periscano.

         Un punto importante del documento è quello che tratta del metodo del trasferimento nucleare somatico (cioè la cosiddetta clonazione terapeutica), che  viene presentato, dagli scienziati presenti nella commissione, come in grado di non comportare lo sviluppo di embrioni umani, in quanto è possibile effettuare il trasferimento nucleare in citoplasti artificiali, senza perciò ricorrere all'uovo, e poi indurre la proliferazione delle cellule non verso lo sviluppo embrionale ma verso specifici tipi di cellule. Comunque questa tecnica presenta aspetti di grande difficoltà, soprattutto nella sua prima applicazione; alcuni sostengono, infatti, che è difficilmente possibile evitare che nelle prime sperimentazioni si passi attraverso la creazione di embrioni.

         Le raccomandazioni presenti in questo documento non hanno in alcun modo avuto seguito in termini di politica pubblica, come invece è avvenuto in Spagna o in Gran Bretagna. Non sono neanche state discusse e poi rigettate, sono state semplicemente ignorate. Questo perchè il parere espresso in modo libero e pluralistico, dalla Commissione, entrava in contrasto con un punto chiave dell'attuale posizione della Chiesa Cattolica, quella dell'assoluta intangibilità dell'embrione umano.

         Per vanificare le coseguenze che implica il riconoscimento delle raccomandazioni della commissione Dulbecco, la Chiesa ha pensato di correre ai ripari adoperando la propria influenza politica. Due strade sono state percorse, la prima è stata l'approvazione di un emendamento alla legge finanziaria per il 2001, stanziando cinque miliardi per la ricerca sulle cellule staminali adulte e da cordone ombelicale (che è stato un chiaro monito per gli scienziati), la seconda è stata la ratifica, il 14 marzo 2001, della convenzione sui diritti umani e la biomedicina, la cosiddetta convenzione di Oviedo.

         La Convenzione per la protezione dei diritti e della dignità dell'essere umano riguardo all'applicazione della biologia e della medicina: Convenzione dei diritti dell'uomo e la biomedicina, impegna i paesi firmatari ad armonizzare le proprie legislazioni con i principi in essa contenuti. Per quanto riguarda il tema della sperimentazione sugli embrioni, le uniche indicazioni sono presenti nell'art.18, questo però al primo comma presenta una notevole contraddizione; qui viene detto che “quando la ricerca sugli embrioni in vitro è ammessa dalla legge, questa deve assicurare una protezione adeguata all'embrione”, ma che significa adeguata protezione in questo contesto in cui è prevista la distruzione?
         Comunque il principio che la Convenzione Europea pone al centro del suo dettato è quello  del rispetto della dignità dell'essere umano, ma preso atto dell'impossibilità di arrivare a una soluzione condivisa su che cos'è questo essere umano, cioè fino a che punto arriva l'estensione di questa classe di esseri cui accordare piena protezione morale e giuridica, la questione della definizione è rinviata alle leggi nazionali. Si richiede però ai singoli governi di impegnarsi nella promozione di un dibattito pubblico, il più ampio e informato possibile, sulle implicazioni mediche, sociali, economiche, etiche e legali delle biotecnologie, prima di legiferare in materia. Questo, ovviamente, in Italia non è stato fatto.

         Nel 2003 la vicenda italiana si interseca con quella europea, a seguito della moratoria, firmata anche dai rappresentanti del nostro paese, per bloccare l'avvio del VI Programma-quadro.

         Il “Programma-quadro” è lo strumento finanziario grazie al quale vengono stabiliti i finanziamenti da erogare nei vari settori di intervento della Commissione europea. Già nel 1998, quando si presentò il problema se finanziare o meno le sperimentazioni che utilizzavano embrioni umani, l'EGE (European Group on Ethics in Science and New Technologies), che ha il compito di valutare i problemi etici che scaturiscono dalla ricerca scientifica e dalle applicazioni tecnologiche, ha dato il suo parere positivo sul finanziamento di queste sperimentazioni. L'EGE indica l'Autorità inglese per l'embriologia come modello per il controllo pubblico della ricerca biomedica, modello proposto anche dalla Commissione Dulbecco, ma considera eticamente inaccettabile la creazione di embrioni solo per la ricerca e prematura la creazione di embrioni col metodo del trasferimento nucleare somatico. Inoltre l'EGE avverte che è necessario formulare regole pubbliche nel settore della ricerca biomedica avanzata, ma queste regole devono essere capaci di governare e non di ostacolare un settore in così rapida evoluzione, al quale poco si addicono regole troppo rigide, che alla fine finiscono solo per favorire lo sviluppo del settore privato come è avvenuto negli Stati Uniti. A livello di Unione Europea c'è una specifica responsabilità a provvedere fondi per la ricerca sulle cellule staminali, al fine di favorire la più ampia disseminazione dei risultati di tale ricerca e per evitare che i risultati vengano tenuti segreti per ragioni di interesse commerciale.

         Nella primavera del 2002 il Parlamento europeo e il Consiglio dei Ministri dell'UE sono riusciti a raggiungere l'accordo per consentire l'accesso ai fondi del nuovo Programma-quadro (2002-2006) anche alle ricerche sulle cellule staminali embrionali. Ma poiché questo accordo implica che anche i paesi nei quali questo tipo di ricerca non è consentita debbano contribuire a finanziarla, la presidenza (danese per quel semestre) del Consiglio, al fine di poter approfondire gli aspetti etici posti da tale situazione, ha imposto una moratoria fino a tutto il 2003. Questa strada, lungi dal riuscire a trovare una soluzione alle controversie etiche, è riuscita però a ridar fiato alle forze politiche conservatrici e ai loro sforzi per riuscire ad impedire l'avvio di queste ricerche. Comunque il Parlamento europeo, il 19 novembre del 2003, è riuscito a maggioranza a respingere le obiezioni provenienti dai conservatori e a consentire l'accesso ai finanziamenti, del sesto Programma-quadro, anche alle ricerche sulle cellule staminali derivate da embrioni. Tuttavia il Consiglio dei ministri (allora presieduto dall'Italia) si è dimostrato incapace di prendere la decisione di accogliere le richieste del Parlamento, rimandando la decisione al semestre successivo[22].

         Al fine di definire la posizione italiana nell'ambito dell'Unione Europea, l'allora ministro della Ricerca Moratti aveva chiesto un parere al CNB. Il comitato nazionale di bioetica si espresse con tre documenti:

·     il primo, sostenuto dalla maggioranza, parte da un assunto di natura ontologica, che cosidera gli embrioni come vite umane a pieno titolo, per dimostrare l'illiceità della ricerca sulle cellule staminali embrionali.

·     Il secondo documento, anche se non esclude la possibilità di riscontrare un'area di liceità etica limitata a ricerche su embrioni soprannumerari, si dichiara contraria alla ricerca che utilizza cellule staminali embrionali.

·     Il terzo si dichiara invece favorevole alla sperimentazione sugli embrioni.

         La posizione di maggioranza è stata fatta propria dal Governo, che durante la presidenza italiana del Consiglio dei ministri dell'UE ha deciso di non decidere, consegnando il testimone all'Irlanda, paese a cui toccava la presidenza nel semestre successivo. L'Irlanda (ironia della sorte?) è l'unico paese europeo in cui la protezione dell'embrione è stabilita dalla Costituzione, infatti il primo ministro irlandese ha subito dichiarato di non volere affrontare la questione.

         Nonostante tutti questi impedimenti e ritardi, il commissario per la ricerca ha dichiarato che l'accesso ai fondi europei non verrà negato e che quindi in Europa la ricerca sulle cellule staminali embrionali potrà continuare. Chi resterà fuori da questo ambito di ricerche sarà l'Italia.

         Allo stato dei fatti la legge 40, del 19 febbraio 2004, “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita” vieta, all'art.13, qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano, la produzione di embrioni a fini di ricerca, oltre che interventi di clonazione mediante trasferimento di nucleo o di scissione precoce dell'embrione. L'art.14 vieta la crioconservazione e non permette la creazione di un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico impianto, e comunque mai superiore a tre.

         Le uniche ricerche che vengono praticate in Italia utilizzando linee cellulari (importate) derivate da embrioni sono due; al centro di ricerca di Ispra, sul Lago Maggiore, e all'Università di Milano. Comunque la quasi totalità di fondi per la ricerca sulle cellule staminali è controllata da una commissione istituita nel novembre 2001 dal ministro della salute Girolamo Sirchia, e presieduta dal professor Geraci (due dei firmatari della mozione di minoranza della Relazione Dulbecco). I bandi di concorso pubblicati dalla commissione escludono totalmente il settore della ricerca sulle cellule staminali embrionali, persino su quelle importate. Inoltre gran parte dei fondi è andata a gruppi diretti dai membri della stessa commissione; di cui non guasta dire che la composizione è piuttosto anomala rispetto a quella di analoghi organismi internazionali, in cui si cerca sempre di rispecchiare il pluralismo etico, nella Commissione nazionale cellule staminali dello Stato italiano, invece, l'etica è esaurita dalla presenza di un sacerdote cattolico.

 

 

2.5 Il pluralismo dei valori e la morale del risentimento

 

         “Mai come durante la riflessione sull'embrione è apparso evidente quanto le varie posizioni, che vengono assunte, sottendano un rinvio all'ontologia. Quando si devono elaborare criteri e principi da prendere come riferimento per legiferare in materia, appare evidente come gli schieramenti contrapposti  rendano utopistica la prospettiva di quel pluralismo etico-religioso, che è a fondamento delle nostre società moderne. Le liberal-democrazie, che riconoscono come valore il pluralismo degli orientamenti culturali e morali, si trovano perciò di fronte il problema di riuscire a costruire un senso comune morale, che possa trovare punti di convergenza su alcuni principi morali di base e regole giuridiche”.

         Nel nostro paese le difficoltà che si pongono per risolvere questi conflitti sono acuite da due particolari tipi di problemi. Il primo è costituito dalla contrapposizione tra un fronte laico e pluralista (purtroppo in minoranza), che attribuisce al diritto il compito di mediare fra le varie posizioni etiche presenti nella società, e un fronte “cattolico fondamentalista”, che vede nel diritto il riflesso di principi morali assoluti. Il secondo problema è la difficoltà di creare un profilo informativo interdisciplinare, che non imposti il dibattito in termini ideologici e che si preoccupi di formare un'opinione pubblica il più possibile informata, in grado di comprendere l'importanza, dal punto di vista medico, sociale ed economico, della questione in gioco[23].  

         Non riconoscere il potere ideologico e l'influenza che le gerarchie della Chiesa Cattolica hanno nei confronti della politica in Italia, sarebbe peccare d'ingenuità. La cosa era già abbastanza ovvia anche ai tempi del non expedit, lo fu ancor di più con la revoca di questo da parte di papa Leone XIII, poi con i patti lateranensi del 1929 che ridavano al Papa il potere temporale (seppur limitato alla Città del Vaticano) oltre che un lauto risarcimento e il proclamare il cattolicesimo religione di stato, e ancora nel 1984 quando il governo Craxi firma il concordato che sancisce il finanziamento del clero cattolico attraverso il meccanismo dell'otto per mille sulla dichiarazione dei redditi. Certo la lista potrebbe essere molto più lunga, ma era soltanto per dare un'idea di quanto tutti i governi italiani hanno da sempre avuto interesse nel mantenere rapporti amichevoli con la Chiesa. Questo perchè in un paese democratico, in cui il potere politico viene conferito per mezzo del suffragio universale, è indispensabile per chi ambisce a tale potere avere l'appoggio della popolazione; ed in Italia gran parte dell'opinione pubblica è sapientemente manipolata dai ministri della religione Cattolica.

         Ci si potrebbe chiedere allora perchè la maggioranza degli italiani, quando è stato il momento di convalidare, per mezzo del referendum, leggi come quelle sull'aborto e sul divorzio, non abbia tenuto conto delle indicazioni che dava la Santa Sede. Ma questo è facilmente spiegato conoscendo, neanche troppo a fondo, la natura umana. L'aborto o il divorzio sono problemi che riguardano, o che potenzialmente possono riguardare tutti, impedire tali pratiche è stata giustamente vista come una minaccia alle libertà individuali, perciò tanti tra i bravi e osservanti cattolici hanno ben capito che, per essere buoni cattolici e andare in paradiso, non bisogna seguire tutti gli insegnamenti morali che danno gli organismi ufficiali della Chiesa, specialmente quando questi si scontrano con i loro interessi personali. Per essere un buon cattolico basta credere nella trinità, nella resurrezione, magari confessarsi ogni tanto e andare la domenica a messa.

         Ma allora perchè nel giugno 2004, quando gli elettori hanno avuto la possibilità di abrogare la legge 40 sulla fecondazione assistita, che tra l'altro vieta la sperimentazione sugli embrioni umani, non si è raggiunto il quorum e perciò la legge è rimasta in vigore? Sarà forse perchè questa volta gli italiani hanno rinunciato ai loro interessi particolari?

         La risposta è in questo caso negativa, l'unica ragione per cui questa volta si è deciso di rispettare le regole ferree della morale cattolica è, a mio avviso, data da un difetto di informazione. Infatti se conducessimo un sondaggio, anche tra la ristretta cerchia dei nostri conoscenti, a meno che questi non siano soltanto biologi, o comunque esperti nel settore, ci renderemmo subito conto di quanto l'universo delle cellule staminali sia sconosciuto o, nella migliore delle ipotesi misconosciuto. Nessuno, o sicuramente pochi saranno quelli che conoscono il potenziale campo di impiego terapeutico di cui dispongono le cellule staminali, altrettanto pochi saranno quelli che conoscono le leggi dei vari paesi vigenti in materia, e sempre pochi saranno quelli consapevoli che la ricerca non è fatta di compartimenti stagni per cui un settore è separato da un altro, e che quindi precludersi la strada delle cellule staminali di origine embrionale è un grave danno per la ricerca e, di conseguenza, un ritardo nella cura di numerose malattie.

         L'opinione pubblica ha bisogno di essere ben informata per poter prendere responsabilmente decisioni su materie così delicate, e i media, per lo meno quelli che sono sotto controllo pubblico, dovrebbero garantire queste informazioni. Ma qui ritorna il problema sulle ingerenze della Chiesa nei confronti delle istituzioni. Se il problema dell'aborto o quello del divorzio, non avevano bisogno di dettagliate informazioni per essere compresi e percepiti, lo stesso non si può dire per quanto riguarda un ambito di ricerche così avanzato com'è quello delle cellule staminali. Non c'è famiglia italiana che non abbia un parente affetto dal morbo di parkinson, o da quello di alzheimer, o qualcuno che ha riportato una lesione al midollo spinale, oppure affetto da sclerosi multipla, o che abbia avuto un infarto, o qualcuno che abbia il diabete, o che abbia avuto il cancro, o la leucemia, o qualche forma di epatite; e comunque anche nel caso in cui esistessero famiglie così fortunate, non vedo perchè, sapendo che c'è la possibilità di ridurre o addirittura annullare le sofferenze di questi infelici e tenendo conto del fatto che tutti sono possibili malati (anche perchè a causa dei progressi fatti dalla medicina è sempre più difficile morire), debbano impedirlo.

         Ecco allora spiegato perchè un dibattito e un'informazione corretta, in materia, non è di certo vista di buon occhio da chi non vuole che anche in questo campo i loro divieti non vengano rispettati. Le modalità con cui viene impedita la possibilità di educare la popolazione in materia mi sono ignote, ma non è difficile supporre che ciò venga fatto. Molte volte non serve neanche parlare per fare intuire “una proposta che non si può rifiutare”[24].

         Insomma con la Chiesa non si sgarra, e sebbene l'uomo politico italiano tra volontà popolare e volontà del magistero cattolico debba dare la precedenza a quella popolare, nei casi in cui la coscienza popolare non è ancora formata, i suoi interessi di potere lo fanno propendere dalla parte della Chiesa, e non certo dalla parte dei valori del pluralismo a cui si ispirano gli stati occidentali moderni.

         Spesso mi sono chiesto perchè le posizioni della Chiesa, Santa, Romana e Apostolica, siano così fondamentaliste, e ho trovato una possibile spiegazione in Nietzsche quando nel Crepuscolo degli idoli (1888) parla della morale del risentimento. “Il risentimento si dispiega attraverso un movimento che non è centrato su di sé, ma è reattivo: l'io ha bisogno di confrontarsi con un altro, ha bisogno di dirigersi verso l'esterno e di calibrare rispetto all'azione dell'altro la propria reazione. E' la realtà altrui a essere valutata come cattiva: si vuole percepire l'altro come cattivo per potersi sentire, di contro a lui, vittime, sconfitti, perdenti, ma buoni. Su un simile sentimento si organizzano poi l'odio e lo spirito di vendetta: l'uomo risentito è triste e insoddisfatto, crede sempre di essere la vittima di una qualche ingiustizia, ed è quindi indotto a reagire preventivamente riversando sugli altri il proprio astio”.[25]

 

 

2.6 Quando i soldi fanno la differenza

 

         Lavorando su questa tesina e, per ragioni personali, interessato molto ai risvolti terapeutici, mi sono spesso chiesto se avessero poi così tanto peso le ipoteche ideologiche sul raggiungimento dei risultati pratici. In proposito ho trovato, in internet, un articolo (sotto riportato) che espone lo stato della ricerca sulle cellule staminali in termini economici.

 

Perché l’Europa perderà la corsa alle staminali:

Troppe le restrizioni nel Vecchio Continente, solo il modello inglese sa coniugare gli incentivi alla sperimentazione con un sistema di controllo. E gli Stati Uniti ne approfittano: agli investimenti federali limitati si affianca la totale libertà nella ricerca finanziata dai privati. Così si assicurano la leadership nonostante l’aggressiva competizione asiatica.

Seppur vincolati dalle limitazioni ai finanziamenti federali, gli Stati Uniti sembra che siano di nuovo all’avanguardia nel campo dello studio sulle cellule staminali. La destra cristiana americana è balzata agli onori della cronaca grazie alla feroce guerra dichiarata alla ricerca, eppure in molte parti d’Europa sono state adottate politiche ben più restrittive. E nonostante gli impressionanti risultati raggiunti in Asia, il limitato accesso ai finanziamenti privati e alla rete di ricerca globale impedisce a quell’area di fare il salto in avanti decisivo. Gli Usa potrebbero dunque essere i leader nella corsa alla ricerca biomedica, ma se così sarà dovranno ringraziare il resto del mondo. Non contenti di vietare i finanziamenti, molti governi europei hanno criminalizzato la ricerca sulle cellule staminali e la clonazione umana, anche se condotta con denaro privato e a scopo terapeutico. Una dimostrazione è la legge per la Protezione dell’Embrione varata nel 1990 in Germania che mette di fatto al bando qualsiasi estrazione di linea cellulare da embrioni umani. E nel gennaio 2002 è stata emanata una nuova legge che proibisce l’importazione di linee cellulari embrionali che non siano già esistenti a quella data. Un altro esempio è rappresentato dalle restrizioni italiane [...] La Gran Bretagna, e in misura minore la Svezia ed il Belgio, si discostano dalla tendenza incoraggiando attivamente la ricerca sulle cellule staminali.  [...]

Uno studio condotto dalla Commissione Europea nel 2002 ha concluso che le aziende biotecnologiche europee non sono allo stesso livello delle corrispondenti società statunitensi: «Il settore delle biotecnologie statunitensi ha iniziato ad operare prima, il reddito prodotto è tre volte quello delle industrie europee, gli assunti nel settore sono molti di più (162.000 contro circa 60.000), il comparto è meglio finanziato e soprattutto ha molti più prodotti in attesa di completamento e divulgazione». L’Europa continua a formare un gran numero di ricercatori altamente qualificati, eppure questi si recano negli Stati Uniti ogni anno a migliaia per specializzarsi o per trovare un lavoro, e più del 70% non fa più ritorno nel Paese di appartenenza. Addirittura il 40% dei ricercatori che attualmente lavorano negli Stati Uniti è nato in Europa. Il problema dell’Europa è rappresentato dagli scarsi investimenti privati nel settore, una situazione che è peggiorata con il passare degli anni.  [...] Nel marzo del 2004 un nuovo progetto di ricerca condotto dall’Istituto per le Cellule Staminali dell’Università di Harvard, annunciava di aver sviluppato 17 nuove linee cellulari staminali da embrione che era pronto a condividere con altri ricercatori finanziati da privati. Nel giugno del 2004 i ricercatori di una clinica privata per la fertilità di Chicago produssero altre 12 linee cellulari, compresa la prima linea in assoluto derivata da embrioni con specifiche malattie genetiche, quali la distrofia muscolare. Nel dicembre del 2004 l’azienda californiana Geron Corporation, che ha investito più di 90 milioni di dollari nella ricerca su cellule staminali fin dal 1996, brevettò una nuova terapia a base di cellule staminali per il Parkinson e cominciò i test per una terapia a base di cellule staminali per le lesioni gravi al midollo spinale. Ora anche i governi statali hanno deciso di prendere parte all’operazione. Quando l’amministrazione Bush ha bloccato i finanziamenti federali per la ricerca sulle nuove linee cellulari, una coalizione formata da fondazioni di malati, avvocati e star di Hollywood si rivolse direttamente agli elettori della California, che nel novembre del 2004 hanno approvato con il 59% dei sì la Proposition 71, in base alla quale, grazie ai fondi ricavati da un prestito obbligazionario, lo stato potrà concedere fino a 3 miliardi di dollari per la ricerca sulle cellule staminali embrionali nei prossimi dieci anni. E sicuramente saranno molti i ricercatori qualificati che trarranno vantaggio da questi nuovi fondi della California, che ospita già 2.600 aziende biomedicali e 87 università e istituti di ricerca privati per un totale di 32,3 miliardi di dollari di entrate e 15,5 miliardi di dollari in spese annuali per la ricerca.

A seguito del voto californiano, il governatore del Wisconsin promise di destinare 750 milioni di dollari alla ricerca sulle cellule staminali e di carattere biotecnologico grazie ad una partnership pubblico-privato, per far sì che i laboratori dello stato siano competitivi a livello nazionale ed internazionale. Lo scorso anno anche il governatore del New Jersey approvò una legge che stabilisce la creazione di una struttura per la ricerca sulle cellule staminali all’interno dell’Università Rutgers, sostenuta da un finanziamento iniziale di 6,5 milioni di dollari da fondi pubblici seguiti da 3,5 milioni di dollari provenienti da finanziamenti privati. Illinois, Maryland, Massachusetts e Texas hanno promesso altrettanto denaro per la ricerca nel tentativo di impedire la fuga dei propri ricercatori — non verso la Gran Bretagna, ma verso la California. Il concorrente più pericoloso per gli Stati Uniti nella corsa delle cellule staminali non è l’Europa bensì l’Asia. I successi coreani nel campo della clonazione del 2004 che hanno infastidito molti ricercatori statunitensi rientrano in uno schema più ampio di ricerca aggressiva dell’Estremo Oriente. Uno dei principali vantaggi della regione è il minor costo del lavoro dei talenti della ricerca. I ricercatori cinesi costano da un quinto a un decimo rispetto ad un collega americano, e la Cina dispone di un crescente bacino di ricercatori capaci, molti dei quali si sono formati negli USA.

Inoltre, gli scienziati asiatici godono di un forte sostegno statale. Anche la Singapore del libero mercato ha speso 500 milioni di dollari nel «Biopolis Asia», un campus di oltre 185.000 metri quadrati che ha aperto i battenti nel 2003. In più, Singapore ha adottato un sistema legislativo simile a quello britannico, sperando di attirare così le aziende estere e favorire le start-up locali. Nella Corea del Sud la ricerca sulle cellule staminali ha ricevuto consistenti finanziamenti statali — 27 milioni di dollari dal 2002 al 2004 — in parte grazie all’interesse personale del Presidente Roh Moo Hyun. La vittoria nella corsa alla ricerca sulle cellule staminali ha un significato che va ben oltre il semplice orgoglio nazionale. Nell’odierna economia di mercato avere la leadership scientifica significa avere i posti di lavoro migliori e più remunerati. Il comparto biomedicale leader al mondo, ossia quello della California, elargisce ogni anno 14 miliardi di dollari in stipendi, e i 230.000 lavoratori californiani impiegati nel settore guadagnano circa il 60% in più rispetto allo stipendio medio di altri settori. Nel 2003 il valore delle esportazioni biomedicali dalla sola California raggiunse i 7,1 miliardi di dollari. [...]

Se la promessa di applicazioni cliniche delle cellule staminali si realizzerà, più Stati europei potrebbero decidere di liberalizzare le proprie politiche come hanno fatto di recente Spagna, Francia e Svizzera. E, allo stesso tempo, gli Stati asiatici, le cui politiche in materia di ricerca sono fin troppo destrutturate, potrebbero iniziare a seguire l’esempio di Singapore prima e della Corea del Sud poi, ed accettare normative più severe per preservare la propria rispettabilità a livello internazionale. Gli Stati Uniti, probabilmente continueranno a seguire la propria curiosa rotta. La maggior parte degli altri Paesi convergerà invece intorno allo standard britannico — generosi fondi pubblici alla scienza ma con un forte controllo statale. E sebbene difficilmente prevarrà nella corsa della ricerca, la Gran Bretagna potrà almeno insegnare al mondo qual è il modo migliore per portarla avanti[26].

 

        

         Dall'articolo appare chiaro come il sistema della “doppia morale”, adottato negli USA, sia il più efficace per raggiungere nel più breve tempo possibile i tanto attesi risvolti terapeutici. Tuttavia questo sistema genera un altro problema, quello dell'equità.

         Il 90% degli investimenti nel campo della ricerca biomedica e farmacologica proviene dalle multinazionali, ognuna di queste ha alle sue dipendenze circa quattromila ricercatori e spende ogni anno un miliardo di dollari in ricerca. Se queste compagnie non potessero proteggere i loro prodotti col brevetto, nessun privato investirebbe più nella ricerca e ciò indubbiamente sarebbe un male per tutti; perchè senza le aziende private e i loro investimenti noi non avremmo tutti quei farmaci di cui ora disponiamo. 

         Il problema dell'equità nell'erogazione dell'assistenza sanitaria diventa così, nel nostro caso specifico, il problema cruciale. Questa preoccupazione, emersa più volte nel corso del dibattito sulle cellule staminali, ha indotto molti a sottolineare che se c'è una ragione per superare le riserve morali al finanziamento pubblico, questa è la necessità di evitare che i risultati della ricerca siano interamente gestiti dal settore privato. Tuttavia non c'è da farsi troppe illusioni; non è difficile prevedere che, inizialmente, i risultati della ricerca saranno disponibili solo alle classi ricche dei paesi ricchi; ma pressochè tutti i trattamenti medici e farmacologici sono stati in un primo tempo accessibili solo a pochi. In genere, dopo un certo lasso di tempo, trattamenti prima costosi sono diventati alla portata di tutti. Certo, ancora oggi, vi sono vaste zone del mondo dove mancano anche i trattamenti più ordinari, ma non si può pensare di risolvere il problema dell'equità nell'accesso alle cure mediche garantendo tutto a tutti, né il fatto che non possiamo dare qualcosa a tutti è una buona ragione per non darla a nessuno o, comunque, per rinunciare ad avere la possibilità di darla[27]. Per dirla con le parole di Dworking: “l'eguaglianza non si raggiunge livellando in basso”[28].

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appendice documentaria


 

Convenzione per la protezione dei Diritti dell’Uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti dell’applicazioni della biologia e della medicina:

 Convenzione sui Diritti dell'Uomo e la biomedicina
Oviedo, 4 aprile 1997


Preambolo

Gli Stati membri dei Consiglio d’Europa, gli altri Stati e la Comunità Europea firmatari della presente Convenzione,

Considerando la Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo, proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948;

Considerando la Convenzione di tutela dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali del 4 novembre 1950;

Considerando la Carta sociale europea del 18 ottobre 1961;

Considerando il Patto Internazionale sul Diritti civili e politici e il Patto internazionale relativo al diritti economici, sociali e culturali del 16 dicembre 1966;

Considerando la Convenzione per la protezione dell’individuo riguardo all’elaborazione dei dati a carattere personale del 28 gennaio 1981;

Considerando anche la Convenzione relativa al diritti del bambino del 20 novembre 1989;

Considerando che lo scopo del Consiglio d’Europa è di realizzare una unione più stretta fra i suoi membri, e che uno dei mezzi per raggiungere questo scopo è la tutela e lo sviluppo dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali;

Consapevoli dei rapidi sviluppi della biologia e della medicina;

Convinti della necessità di rispettare l’essere umano sia come individuo che nella sua appartenenza alla specie umana e riconoscendo l’importanza di assicurare la sua dignità;

Consapevoli delle azioni che potrebbero mettere in pericolo la dignità umana da un uso improprio della biologia e della medicina;

Affermando che i progressi della biologia e della medicina debbono essere utilizzati per il beneficio delle generazioni presenti e future;

Sottolineando la necessità di una cooperazione internazionale affinché l’Umanità tutta intera possa beneficiare dell’apporto della biologia e della medicina;

Riconoscendo l’importanza di promuovere un dibattito pubblico sulle questioni poste dall’applicazione della biologia e della medicina e sulle risposte da fornire;

Desiderosi di ricordare a ciascun membro del corpo sociale i suoi diritti e le sue responsabilità;

Prendendo in considerazione i lavori dell’Assemblea Parlamentare in questo campo, compresa la Raccomandazione 1160 (1991) sull’elaborazione di una Convenzione di bioetica;

Decisi a prendere, nel campo delle applicazioni della biologia e della medicina, le misure proprie a garantire la dignità dell’essere umano e i diritti e le libertà fondamentali della persona;

Si sono accordati su ciò che segue:

Capitolo I – Disposizioni generali

Articolo 1 – Oggetto e finalità

Le Parti di cui alla presente Convenzione proteggono l’essere umano nella sua dignità e nella sua identità e garantiscono ad ogni persona, senza discriminazione, il rispetto della sua integrità e dei suoi altri diritti e libertà fondamentali riguardo alle applicazioni della biologia e della medicina. Ogni Parte prende nel suo diritto interno le misure necessarie per rendere effettive le disposizioni della presente Convenzione.

Articolo 2 – Primato dell’essere umano

L’interesse e il bene dell’essere umano debbono prevalere sul solo interesse della società o della scienza.

Articolo 3 – Accesso equo alle cure sanitarie

Le Parti prendono, tenuto conto dei bisogni della salute e delle risorse disponibili, le misure appropriate in vista di assicurare, ciascuna nella propria sfera di giurisdizione, un accesso equo a cure della salute di qualità appropriata.

Articolo 4 – Obblighi professionali e regole di condotta

Ogni intervento nel campo della salute, compresa la ricerca, deve essere effettuato nel rispetto delle norme e degli obblighi professionali, così come nel rispetto delle regole di condotta applicabili nella fattispecie 2.

Capitolo II – Consenso

Articolo 5 – Regola generale

Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato.

Questa persona riceve innanzitutto una informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi.

La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso.

Articolo 6 – Protezione delle persone che non hanno la capacità di dare consenso

1. Sotto riserva degli articoli 17 e 20, un intervento non può essere effettuato su una persona che non ha capacità di dare consenso, se non per un diretto beneficio della stessa.

2. Quando, secondo la legge, un minore non ha la capacità di dare consenso a un intervento, questo non può essere effettuato senza l’autorizzazione del suo rappresentante, di un’autorità o di una persona o di un organo designato dalla legge.

Il parere di un minore è preso in considerazione come un fattore sempre più determinante, in funzione della sua età e del suo grado di maturità.

3. Allorquando, secondo la legge, un maggiorenne, a causa di un handicap mentale, di una malattia o per un motivo similare, non ha la capacità di dare consenso ad un intervento, questo non può essere effettuato senza l’autorizzazione del suo rappresentante, di un’autorità o di una persona o di un organo designato dalla legge. La persona interessata deve nei limiti del possibile essere associata alla procedura di autorizzazione.

4. Il rappresentante, l’autorità, la persona o l’organo menzionati ai paragrafi 2 e 3 ricevono, alle stesse condizioni, l’informazione menzionata all’articolo 5.

5. L’autorizzazione menzionata ai paragrafi 2 e 3 può, in qualsiasi momento, essere ritirata nell’interesse della persona interessata.

Articolo 7 – Tutela delle persone che soffrono di un disturbo mentale

La persona che soffre di un disturbo mentale grave non può essere sottoposta, senza il proprio consenso, a un intervento avente per oggetto il trattamento di questo disturbo se non quando l’assenza di un tale trattamento rischia di essere gravemente pregiudizievole alla sua salute e sotto riserva delle condizioni di protezione previste dalla legge comprendenti le procedure di sorveglianza e di controllo e le vie di ricorso.

Articolo 8 – Situazioni d’urgenza

Allorquando in ragione di una situazione d’urgenza, il consenso appropriato non può essere ottenuto, si potrà procedere immediatamente a qualsiasi intervento medico indispensabile per il beneficio della salute della persona interessata.

Articolo 9 – Desideri precedentemente espressi

I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione.

Capitolo III – Vita privata e diritto all’informazione

Articolo 10 – Vita privata e diritto all’informazione

1. Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata allorché si tratta di informazioni relative alla propria salute.

2. Ogni persona ha il diritto di conoscere ogni informazione raccolta sulla propria salute. Tuttavia, la volontà di una persona di non essere informata deve essere rispettata.

3. A titolo eccezionale, la legge può prevedere, nell’interesse del paziente, delle restrizioni all’esercizio dei diritti menzionati al paragrafo 2.

Capitolo IV – Genoma umano

Articolo 11 – Non discriminazione

Ogni forma di discriminazione nei confronti di una persona in ragione del suo patrimonio genetico è vietata.

Articolo 12 – Test genetici predittivi

Non si potrà procedere a dei test predittivi di malattie genetiche o che permettano sia di identificare il soggetto come portatore di un gene responsabile di una malattia sia di rivelare una predisposizione o una suscettibilità genetica a una malattia se non a fini medici o di ricerca medica, e sotto riserva di una consulenza genetica appropriata.

Articolo 13 – Interventi sul Genoma Umano

Un intervento che ha come obiettivo di modificare il genoma umano non può essere intrapreso che per delle ragioni preventive, diagnostiche o terapeutiche e solamente se non ha come scopo di introdurre una modifica nel genoma dei discendenti.

Articolo 14 – Non selezione del sesso

L’utilizzazione delle tecniche di assistenza medica alla procreazione non è ammessa per scegliere il sesso del nascituro, salvo che in vista di evitare una malattia ereditaria legata al sesso.

Capitolo V – Ricerca scientifica

Articolo 15 – Regola generale

La ricerca scientifica nel campo della biologia e della medicina si esercita liberamente sotto riserva delle disposizioni della presente Convenzione e delle altre disposizioni giuridiche che assicurano la protezione dell’essere umano.

Articolo 16 – Tutela delle persone che si prestano ad una ricerca

Nessuna ricerca può essere intrapresa su una persona a meno che le condizioni seguenti non siano riunite:

I. non esiste metodo alternativo alla ricerca sugli esseri umani, di efficacia paragonabile,

II. i rischi che può correre la persona non sono sproporzionati in rapporto con i benefici potenziali della ricerca,

III. il progetto di ricerca è stato approvato da un’istanza competente, dopo averne fatto oggetto di un esame indipendente sul piano della sua pertinenza scientifica, ivi compresa una valutazione dell’importanza dell’obiettivo della ricerca, nonché un esame pluridisciplinare della sua accettabilità sul piano etico,

IV. la persona che si presta ad una ricerca è informata dei suoi diritti e delle garanzie previste dalla legge per la sua tutela,

V. il consenso di cui all’articolo 5 è stato donato espressamente, specificamente ed è stato messo per iscritto. Questo consenso può, in ogni momento, essere liberamente ritirato.

Articolo 17 – Tutela delle persone che non hanno la capacità di consentire ad una ricerca

1. Una ricerca non può essere intrapresa su una persona che non ha, conformemente all’articolo 5, la capacità di consentirvi a meno che le condizioni seguenti siano riunite:

I. le condizioni enunciate all’articolo 16, dall’alinea (1) al (4) sono soddisfatte;

II. i risultati attesi dalla ricerca comportano un beneficio reale e diretto per la sua salute;

III. la ricerca non può effettuarsi con una efficacia paragonabile su dei soggetti capaci di consentirvi;

IV. l’autorizzazione prevista all’articolo 6 è stata data specificamente e per iscritto, e

V. la persona non vi oppone rifiuto.

2. A titolo eccezionale e nelle condizioni di tutela previste dalla legge, una ricerca di cui i risultati attesi non comportino dei benefici diretti per la salute della persona può essere autorizzata se le condizioni enunciate agli alinea (1), (3), (4) e (5) del paragrafo 1 qui sopra riportato, e le condizioni supplementari seguenti sono riunite:

I. la ricerca ha per oggetto di contribuire, con un miglioramento significativo della conoscenza scientifica dello stato della persona, della sua malattia o del suo disturbo, all’ottenimento, a termine, di risultati che permettano un beneficio per la persona interessata o per altre persone della stessa fascia d’età o che soffrano della medesima malattia o disturbo o che presentino le stesse caratteristiche,

II. la ricerca non presenta per la persona che un rischio minimo e una costrizione minima.

Articolo 18 – Ricerca sugli embrioni in vitro

1. Quando la ricerca sugli embrioni in vitro è ammessa dalla legge, questa assicura una protezione adeguata all’embrione.

2. La costituzione di embrioni umani a fini di ricerca è vietata.

Capitolo VI – Prelievo di organi e di tessuti da donatori viventi a fini di trapianto

Articolo 19 – Regola generale

1. Il prelievo di organi o di tessuti a fini di trapianto non può essere effettuato su un donatore vivente che nell’interesse terapeutico del ricevente e allorché non si dispone di organo o di tessuto appropriati di una persona deceduta né di metodo terapeutico alternativo di efficacia paragonabile.

2. Il consenso di cui all’articolo 5 deve essere dato espressamente e specificamente, sia per iscritto sia davanti a un organo ufficiale.

Articolo 20 – Tutela delle persone incapaci di consentire al prelievo d’organo

1. Nessun prelievo d’organo o di tessuto può essere effettuato su una persona che non ha la capacità di consentire conformemente all’articolo 5.

2. A titolo eccezionale e nelle condizioni di tutela previste dalla legge, il prelievo di tessuti rigenerabili su una persona che non ha la capacità di consentire può essere autorizzata se le condizioni seguenti sono riunite:

I. non si dispone di un donatore compatibile che gode della capacità di consentire,

II. il ricevente è un fratello o una sorella del donatore,

III. la donazione deve essere di natura tale da preservare la vita del ricevente,

IV. l’autorizzazione prevista ai paragrafi 2 e 3 dell’articolo 6 è stata data specificamente e per iscritto, secondo la legge e in accordo con l’istanza competente,

V. il donatore potenziale non oppone rifiuto.

Capitolo VII – Divieto del profitto e utilizzazione di una parte del corpo umano

Articolo 21 – Divieto dei profitto

Il corpo umano e le sue parti non debbono essere, in quanto tali, fonte di profitto.

Articolo 22 – Utilizzo di una parte del corpo umano prelevato

Allorquando una parte del corpo umano è stata prelevata nel corso di un intervento, questa non può essere conservata e utilizzata per scopo diverso da quello per cui è stata prelevata in conformità alle procedure di informazione e di consenso appropriate.

Capitolo VIII – Violazione delle disposizioni della convenzione

Articolo 23 – Violazione dei diritti o principi

Le Parti assicurano una tutela giurisdizionale appropriata al fine di impedire o far cessare a breve scadenza una violazione illecita ai diritti e ai principi riconosciuti nella presente Convenzione.

Articolo 24 – Risarcimento per danno ingiusto

La persona che ha subito un danno ingiustificato risultante da un intervento ha diritto a un equo indennizzo nelle condizioni e secondo le modalità previste dalla legge.

Articolo 25 – Sanzioni

Le Parti prevedono delle sanzioni appropriate nel caso di trasgressione alle disposizioni della presente Convenzione.

Capitolo IX – Relazione fra la presente convenzione e altre disposizioni

Articolo 26 – Restrizione all’esercizio dei diritti

1. L’esercizio dei diritti e le disposizioni di tutela contenute nella presente Convenzione non possono essere oggetto di altre restrizioni all’infuori di quelle che, previste dalla legge, costituiscono delle misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza pubblica, alla prevenzione delle infrazioni penali, alla protezione della salute pubblica o alla protezione dei diritti e libertà altrui.

2. Le restrizioni di cui all’alinea precedente non possono essere applicate agli articoli 11, 13, 14, 16, 17, 19, 20 e 21.

Articolo 27 – Protezione più estesa

Nessuna delle disposizioni della presente Convenzione sarà interpretata come limitante o recante pregiudizio alla facoltà di ciascuna Parte di accordare una tutela più estesa a riguardo delle applicazioni della biologia e della medicina rispetto a quelle previste dalla presente Convenzione.

Capitolo X – Dibattito pubblico

Articolo 28 – Dibattito pubblico

Le Parti di cui alla presente Convenzione vigilano a che le domande fondamentali poste dallo sviluppo della biologia e della medicina siano oggetto di un dibattito pubblico appropriato alla luce, in particolare, delle implicazioni mediche, sociali, economiche, etiche e giuridiche pertinenti, e che le loro possibili applicazioni siano oggetto di consultazioni appropriate.

Capitolo XI – Interpretazione e seguito della convenzione

Articolo 29 – Interpretazione della Convenzione

La Corte europea dei diritti dell’uomo può dare, al di fuori di ogni lite concreta che si svolga davanti a una giurisdizione, dei pareri consultivi su delle questioni giuridiche che concernono l’interpretazione della presente Convenzione su richiesta:

– del Governo di una Parte, dopo averne informato le altre Parti,

– del Comitato istituito dall’articolo 32, nella sua composizione ristretta ai Rappresentanti delle Parti di cui alla presente Convenzione, per decisione presa a maggioranza dei due terzi dei voti espressi.

Articolo 30 – Rapporti sull’applicazione della Convenzione

Ogni Parte fornirà, su domanda del Segretario Generale del Consiglio d’Europa, le spiegazioni richieste sul modo in cui il diritto interno del proprio Paese assicura l’applicazione effettiva di tutte le disposizioni di questa Convenzione.

Capitolo XII – Protocolli

Articolo 31 – Protocolli

Dei Protocolli possono essere elaborati conformemente alle disposizioni dell’articolo 32, in vista di sviluppare, in campi specifici, i principi contenuti nella presente Convenzione.

I Protocolli sono aperti alla firma dei Firmatari la Convenzione. Essi saranno sottomessi a ratifica, accettazione o approvazione. Un firmatario non può ratificare, accettare o approvare i Protocolli senza avere precedentemente o contemporaneamente ratificato accettato o approvato la Convenzione.

Capitolo XIII – Emendamenti alla Convenzione

Articolo 32 – Emendamenti alla Convenzione

1. I compiti affidati al «Comitato» nel presente articolo e nell’articolo 29 sono effettuati dal Comitato Direttivo per la Bioetica (CDBI), o da un altro comitato designato a questo fine dal Comitato dei Ministri.

2. Senza pregiudizio delle disposizioni specifiche dell’articolo 29, ogni Stato membro del Consiglio d’Europa così come ogni Parte di cui alla presente Convenzione che non è membro del Consiglio d’Europa, può farsi rappresentare in seno al Comitato allorché questo adempie ai compiti affidati dalla presente Convenzione, e dispone di un voto.

3. Ogni Stato menzionato all’articolo 33 o invitato ad aderire alla Convenzione conformemente alle disposizioni dell’articolo 34, che non fa parte della presente Convenzione, può designare un osservatore presso il Comitato. Se la Comunità europea non è Parte, essa può designare un osservatore presso il Comitato.

4. Al fine di tenere conto degli sviluppi scientifici, la presente Convenzione farà l’oggetto di un esame in seno al Comitato in un tempo massimo di cinque anni dopo la sua entrata in vigore, e in seguito ad intervalli che il Comitato potrà determinare.

5. Ogni proposta di emendamenti alla presente Convenzione come ogni proposta di protocollo o di emendamenti a un Protocollo, presentata da una Parte, dal Comitato o dal Comitato dei Ministri, è comunicata al Segretario Generale del Consiglio d’Europa e trasmessa a cura dello stesso agli Stati membri del Consiglio d’Europa, alla Comunità europea, a ogni Firmatario, a ogni Parte, a ogni Stato invitato a firmare la presente Convenzione conformemente alle disposizioni dell’articolo 33, e a ogni Stato invitato ad aderirvi conformemente alle disposizioni dell’articolo 34.

6. Il Comitato esamina la proposta al più presto due mesi dopo che è stata trasmessa dal Segretario Generale conformemente al paragrafo 5. Il Comitato sottopone il testo adottato a maggioranza dei due terzi dei voti espressi all’approvazione del Comitato dei Ministri. Dopo la sua approvazione, questo testo è comunicato alle Parti in vista della sua ratifica, sua accettazione o sua approvazione.

7. Ogni emendamento entrerà in vigore, riguardo alle Parti che l’hanno accettato, il primo giorno del mese che segue la scadenza di un periodo di un mese dopo la data alla quale cinque Parti, ivi compresi almeno quattro Stati membri del Consiglio d’Europa, avranno informato il Segretario Generale che essi l’hanno accettato. Per ogni Parte che l’avrà accettata ulteriormente, l’emendamento entrerà in vigore il primo giorno del mese che segue la scadenza di un periodo di un mese dopo la data alla quale la suddetta Parte avrà informato il Segretario Generale della sua accettazione.

Capitolo XIV – Clausole finali

Articolo 33 – Firma, ratifica ed entrata in vigore

1. La presente Convenzione è aperta alla firma degli Stati membri del Consiglio d’Europa, degli Stati non membri che hanno partecipato alla sua elaborazione e della Comunità europea.

2. La presente Convenzione sarà sottoposta a ratifica, accettazione o approvazione. Gli strumenti di ratifica, di accettazione o di approvazione saranno depositati presso il Segretario Generale del Consiglio d’Europa.

3. La presente Convenzione entrerà in vigore il primo giorno del mese che segue la scadenza di un periodo di tre mesi dopo la data alla quale cinque Stati, includenti almeno quattro Stati membri del Consiglio d’Europa, avranno espresso il loro consenso ad essere vincolati dalla Convenzione, conformemente alle disposizioni del paragrafo precedente.

4. Per ogni Firmatario che esprimerà ulteriormente il suo consenso a essere vincolato alla Convenzione, questa entrerà in vigore il primo giorno del mese che segue la scadenza di un periodo di tre mesi dopo la data di deposito del suo strumento di ratifica, di accettazione o di approvazione.

Articolo 34 – Stati non membri

1. Dopo l’entrata in vigore della presente Convenzione, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa potrà, dopo consultazione delle Parti, invitare ogni Stato non membro del Consiglio d’Europa ad aderire alla presente Convenzione con una decisione presa con la maggioranza prevista all’articolo 20, alinea iv) dello Statuto del Consiglio d’Europa e all’unanimità dei voti dei rappresentanti degli Stati contraenti aventi il diritto di sedere in Comitato dei Ministri.

2. Per ogni Stato aderente, la Convenzione entrerà in vigore il primo giorno del mese che segue la scadenza di un periodo di tre mesi dopo la data di deposito dello strumento di adesione presso il Segretario Generale del Consiglio d’Europa.

Articolo 35 – Applicazione territoriale

1. Ogni Firmatario può, al momento della firma o al momento del deposito del suo documento di ratifica, di accettazione o di approvazione, designare il territorio o i territori ai quali si applicherà la presente Convenzione. Ogni altro Stato può formulare la stessa dichiarazione al momento del deposito del suo strumento di adesione.

2. Ogni Parte può, in qualsiasi momento in seguito, con una dichiarazione indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d’Europa, estendere l’applicazione della presente Convenzione a ogni altro territorio designato nella dichiarazione e di cui essa assicura le relazioni internazionali o per la quale essa è stata abilitata a stipulare. La Convenzione entrerà in vigore riguardo a questo territorio il primo giorno del mese che segue la scadenza di un periodo di tre mesi dopo la data di ricevimento della dichiarazione da parte del Segretario Generale.

3. Ogni dichiarazione fatta in virtù dei due paragrafi precedenti potrà essere ritirata, per ciò che concerne ogni territorio designato in questa dichiarazione, da una notifica indirizzata al Segretario Generale. La revoca avrà effetto il primo giorno del mese che segue la scadenza di un periodo di tre mesi dopo la data di ricevimento della notifica da parte del Segretario Generale.

Articolo 36 – Riserve

1. Ogni Stato e la Comunità europea possono, al momento della firma della presente Convenzione o del deposito del documento di ratifica, formulare una riserva al contenuto di una disposizione particolare della Convenzione, nella misura in cui una legge in quel momento in vigore sul suo territorio non è conforme a questa disposizione. Le riserve di carattere generale non sono autorizzate ai sensi del presente articolo.

2. Ogni riserva emessa conformemente al presente articolo comporta una breve esposizione della legge pertinente.

3. Ogni Parte che estende l’applicazione della presente Convenzione a un territorio designato da una dichiarazione prevista in applicazione del paragrafo 2 dell’articolo 35 può, per il territorio concernente, formulare una riserva, conformemente alle disposizioni dei paragrafi precedenti.

4. Ogni Parte che ha formulato la riserva prevista nel presente articolo può ritirarla a mezzo di una dichiarazione indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d’Europa. La revoca avrà effetto il primo giorno del mese che segue la scadenza di un periodo di un mese dopo la data di ricevimento da parte del Segretario Generale.

Articolo 37 – Denuncia

1. Ogni Parte può, in qualsiasi momento, denunciare la presente Convenzione indirizzandone una notifica al Segretario Generale del Consiglio d’Europa.

2. La notifica avrà effetto il primo giorno del mese che segue la scadenza di un periodo di tre mesi dopo la data di ricevimento della notifica da parte del Segretario Generale.

Articolo 38 – Notifiche

Il Segretario Generale del Consiglio d’Europa notificherà agli Stati membri del Consiglio, alla Comunità europea, a ogni Firmatario, a ogni Parte e ad ogni altro Stato che è stato invitato ad aderire alla presente Convenzione:

a. ogni firma;

b. il deposito di ogni strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione;

c. ogni data di entrata in vigore della presente Convenzione, conformemente ai suoi articoli 33 o 34;

d. ogni emendamento o protocollo adottato conformemente all’articolo 32, e la data alla quale questo emendamento o protocollo entra in vigore;

e. ogni dichiarazione formulata in virtù delle disposizioni dell’articolo 35;

f. ogni riserva e ogni revoca di riserva formulate conformemente alle disposizioni dell’articolo 36;

g. ogni altro atto, notifica o comunicazione che hanno riguardo alla seguente Convenzione.

In fede di che, i sottoscritti, debitamente autorizzati a tale scopo, hanno firmato la presente Convenzione.

Fatto a Oviedo il 4 aprile 1997 in francese e in inglese, i due testi fanno egualmente fede, in un solo esemplare che sarà depositato negli archivi del Consiglio d’Europa. Il Segretario Generale del Consiglio d’Europa ne trasmetterà copia certificata conforme a ciascuno degli Stati membri del Consiglio d’Europa, alla Comunità europea, agli Stati non membri che hanno partecipato all’elaborazione della presente Convenzione, a ogni Stato invitato ad aderire alla presente Convenzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Traduzione non ufficiale fornita dal sito del Consiglio d'Europa

PARERE DEL COMITATO NAZIONALE PER LA BIOETICA SU RICERCHE UTILIZZANTI EMBRIONI UMANI E CELLULE STAMINALI

 

1. In relazione all'avvio del VI Programma Quadro di Ricerca dell'U.E. il Ministro Moratti ha richiesto al CNB se sia eticamente lecito:


a) svolgere sul territorio nazionale ricerche utilizzanti embrioni umani anche soprannumerari che ne determinino la distruzione;
b) svolgere ricerche utilizzanti cellule staminali derivate da embrioni umani prodotte in data successiva all'avvio del VI Programma Quadro di Ricerca dell'Unione Europea;
c) produrre cellule staminali derivate da embrioni umani anche soprannumerari.

2. Considerando:
a) che gli embrioni umani sono vite umane a pieno titolo;
b) che esiste quindi il dovere morale di sempre rispettarli e sempre proteggerli nel loro diritto alla vita, indipendentemente dalle modalità con cui siano stati procreati e indipendentemente dal fatto che alcuni di essi possano essere qualificati - con una espressione discutibile, perché priva di valenza ontologica - soprannumerari;
c) che (secondo il dettato della c.d. Convenzione di Oviedo) la sperimentazione a loro carico è giustificata unicamente se praticata nel loro specifico interesse e non possa essere giustificata dal pur rilevante interesse generale della società e della scienza e che quindi non possa in alcun modo sostanziarsi nella loro distruzione;
d) che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, proclamata a Nizza, riconosce la dignità di tutti gli esseri umani e l'esistenza di diritti fondamentali quali il diritto all'integrità fisica e psichica di ogni individuo nei confronti delle applicazioni della medicina e della biologia;
e) che l'eventuale finanziamento pubblico alla ricerca sugli embrioni non può che rafforzare e avallare ingiustificatamente l'erronea opinione che gli embrioni siano un mero insieme di cellule, prive di valore intrinseco, e quindi conseguentemente l'idea dell'irrilevanza bioetica della vita umana nella fase embrionale;
f) che la limitazione della sperimentazione agli embrioni soprannumerari, oltre a non avere motivazione logica, ma solo occasionale e pragmatica, favorirebbe surrettiziamente la pratica di produzione di embrioni in vitro a soli scopi di ricerca, indipendentemente cioè da specifiche finalità inerenti alla fecondazione assistita e in violazione quindi di consolidati principi bioetici;
g) che il prelievo di cellule staminali umane da embrioni, comportando la distruzione di questi ultimi, deve essere a pari titolo stigmatizzato, anche per l'ulteriore effetto eticamente inaccettabile di non orientare la ricerca verso la sempre più promettente ed eticamente impeccabile utilizzazione di cellule staminali prelevate da cordone ombelicale o da feti spontaneamente abortiti o di cellule staminali "adulte";
h) che le precedenti considerazioni trovano conferma nelle valutazioni espresse da alcuni membri del CNB, segnatamente nel documento Identità e statuto dell'embrione umano (del 22.6.1996) e nel Parere del CNB sull'impiego terapeutico delle cellule staminali (del 27.10.2000).

3. Di conseguenza, su ciascuno dei tre quesiti, il CNB, nella seduta plenaria dell'11.04.2003, dopo votazione per appello nominale, ha espresso parere negativo.

4. Hanno espresso voto favorevole a questo testo i seguenti membri del C.N.B.: Mario Fiori, Adriana Loreti Beghè, Salvatore Amato, Luciana Rita Angeletti, Sergio Belardinelli, Paola Binetti, Adriano Bompiani, Carlo Casini, Mario Condorelli, Bruno Dallapiccola, Maria Luisa Di Pietro, Renzo Dionigi, Luciano Eusebi, Giovanni Federspil, Silvio Ferrari, Enrico Garaci, Gianfranco Iadecola, Aldo Isidori, Corrado Manni, Luca Marini, Benedetto Marino, Vittorio Mathieu, Laura Palazzani, Elio Sgreccia, Bruno Silvestrini, Giancarlo Umani Ronchi.



 

ALLEGATO A

MOZIONE PRESENTATA DAL PROF. DEMETRIO NERI NELLA SEDUTA PLENARIA DELL'11 APRILE 2003


1. In relazione all'avvio del VI Programma Quadro di Ricerca dell'U.E. il Ministro Moratti ha richiesto al CNB se sia eticamente lecito:
d) svolgere sul territorio nazionale ricerche utilizzanti embrioni umani anche soprannumerari che ne determinino la distruzione;
e) svolgere ricerche utilizzanti cellule staminali derivate da embrioni umani prodotte in data successiva all'avvio del VI Programma Quadro di Ricerca dell'Unione Europea;
f) produrre cellule staminali derivate da embrioni umani anche soprannumerari;

RISPOSTE ALLE DOMANDE
1) La prima domanda evoca la più generale e, come è noto, controversa questione dello status morale dell'embrione umano, questione che - è appena il caso di rammentarlo - è indipendente dalla localizzazione territoriale come anche dalla condizione in cui si trova l'embrione. Prescindendo qui da questa più generale questione, i sottoscritti membri del CNB si riconoscono e fanno propria la posizione espressa nel documento del CNB del 27 ottobre 2000 (Parere sull'impiego terapeutico delle cellule staminali), ai punti 22 (primo e secondo capoverso) e al punto 31 (primo capoverso), che qui sinteticamente si riassume. Il ragionamento sviluppato da una parte del Comitato si è confrontato col fatto dell'esistenza, anche in Italia, di un notevole numero di embrioni formati nel corso di procedure di fecondazione in vitro, ma, per varie ragioni, non utilizzati per il trasferimento in utero e crioconservati presso vari centri. Sulla base di un attento bilanciamento dei valori in gioco - che tiene anche conto del fatto che gran parte di tali embrioni sarebbero comunque destinati ad essere distrutti - , questa parte del Comitato ha ritenuto che "la rimozione e la coltura in laboratorio di cellule staminali da un embrione che non può essere impiantato non significhino una mancanza di rispetto nei suoi confronti, ma possano considerarsi se mai un contributo, da parte della coppia donatrice, alla ricerca di terapie per malattie difficilmente curabili e spesso inguaribili, che deriva da un atto di solidarietà"; e ha quindi concluso di ritenere "eticamente lecita la derivazione di cellule staminali a fini terapeutici dagli embrioni non più in grado di essere impiantati".
2) Circa la seconda domanda (la liceità etica delle ricerche utilizzanti cellule staminali derivate da embrioni umani, prodotte in data successiva all'avvio del VI Programma quadro), i sottoscritti membri del CNB non sono in grado di formulare un argomento morale (né di individuare un principio o valore morale) capace di sostenere la non liceità (o la liceità) morale di una condotta unicamente in base alla data in cui viene messa in atto: non può essere moralmente illecito il 1° gennaio 2002 quel che era lecito il 31 dicembre 2001 ( anche se, ovviamente, può diventare giuridicamente illecito).
La plausibilità di segnare il limite del 31 dicembre 2001 fa riferimento, con tutta evidenza, a ragioni di natura politica e il limite non può che essere il risultato di una decisione scaturente da procedure di "diplomazia bioetica". In questa luce - e affinché tali procedure non risultino in compromessi di basso profilo - possono tornare utili le seguenti considerazioni.
a) La scelta - già operata dal nostro Governo, stando alla lettera del Ministro Moratti - di ritenere ammissibili le ricerche utilizzanti cellule staminali prodotte in data antecedente all'avvio del VI Programma Quadro evidenzia una posizione non pregiudizialmente contraria alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Tuttavia, affinché questa posizione possa produrre effetti pratici, è necessario soddisfare le seguenti condizioni: 1) le linee cellulari esistenti prima della data prescelta siano quantitativamente sufficienti alle esigenze della ricerca; 2) tali linee cellulari siano ben caratterizzate e accessibili ai ricercatori che ne facciano richiesta, con le procedure più idonee ad evitare discriminazioni nell'accesso.
Il dibattito successivo alla decisione (analoga a quella che si vorrebbe perseguire a livello comunitario) assunta da George Bush il 9 agosto 2001 ha mostrato quanto sia difficile assicurare fattualmente il soddisfacimento di quelle due condizioni. Delle più di 60 (sembra circa 70-72) linee cellulari scrutinate dall'NIH e depositate presso compagnie private o università, solo poche sono così ben caratterizzate da poter essere utilizzabili per successive ricerche e su queste poche (non più di 10-12) gravano problemi di natura legale che le rendono difficilmente accessibili. Ad esempio, in Europa l'NIH ha registrato 6 linee cellulari possedute dal Karolinska Institute di Stoccolma (nessuna delle quali attualmente disponibile) e ben 19 possedute dall'Università di Goteborg, delle quali solo 3 sono disponibili. In tale situazione, segnare una data-limite significa introdurre un vincolo che renderà praticamente impossibile il prosieguo delle ricerche.
b) Qualora le sopra esposte difficoltà tecniche potessero essere superate, si prospetta un ulteriore problema. Segnare una data-limite significa di fatto conferire alle istituzioni pubbliche o private in possesso di linee cellulari embrionali un monopolio nel settore, con tutte le conseguenze (sia in relazione alla protezione della proprietà intellettuale, sia in termini di equità nell'accesso, in futuro, ai trattamenti ottenuti con queste ricerche) che possono essere facilmente immaginate. Ad esempio, la WICells, una società creata dall'Università del Wisconsin per la distribuzione delle linee cellulari prodotte da J. Thomson, sottopone l'accesso gratuito alle linee cellulari alla condizione che vengano usate solo ed esclusivamente per scopi di ricerca e riservandosi ogni diritto sullo sfruttamento commerciale dei risultati.
Sulla base di queste considerazioni fattuali, si suggerisce dunque che non venga posto il limite del 31 dicembre 2001, consentendo quindi ai ricercatori di poter utilizzare i fondi europei per ricerche su linee cellulari prodotte anche successivamente all'avvio del VI programma quadro.
3) Quanto alla terza domanda (la produzione di cellule staminali da embrioni soprannumerari), si suggerisce di consentire ai ricercatori europei, che lo richiedano, di operare tale produzione, sia per le ragioni indicate in precedenza circa l'opportunità di evitare posizioni di monopolio, sia per le ragioni scientifiche qui di seguito sintetizzate. La separazione tra ricerca tendente a derivare le cellule staminali embrionali e ricerca sulle cellule staminali già derivate è artificiosa e insostenibile da un punto di vista scientifico. Le proprietà delle linee cellulari dipendono anche dalle condizioni e dai metodi usati per derivarle e le conoscenze che si possono acquisire dal processo di derivazione e mantenimento delle linee cellulari in stato di indifferenziazione sono essenziali per lo sviluppo di ulteriori ricerche. Ciò significa che impedire ai ricercatori europei di utilizzare i fondi del VI programma quadro per operare direttamente la derivazione delle linee cellulari da embrioni soprannumerari equivale a privarli della possibilità di acquisire le conoscenze di base che possono rivelarsi essenziali allo sviluppo della ricerca in direzione terapeutica e, quindi, implica un impiego non ottimale dei fondi europei.
4. Hanno espresso voto favorevole a questo testo i seguenti membri del C.N.B.: Demetrio Neri, Mauro Barni, Luisella Battaglia, Cinzia Caporale, Lorenzo d'Avack, Carlo Flamigni, Renata Gaddini, Alberto Piazza, Michele Schiavone, Annalisa Silvestro.

 

 

ALLEGATO B

MOZIONE PRESENTATA DAL PROF. FRANCESCO DONATO BUSNELLI NELLA SEDUTA PLENARIA DELL'11 APRILE 2003


1. In relazione all'avvio del VI Programma Quadro di Ricerca dell'U.E. il Ministro Moratti ha richiesto al CNB se sia eticamente lecito:
g) svolgere sul territorio nazionale ricerche utilizzanti embrioni umani anche soprannumerari che ne determinino la distruzione;
h) svolgere ricerche utilizzanti cellule staminali derivate da embrioni umani prodotte in data successiva all'avvio del VI Programma Quadro di Ricerca dell'Unione Europea;
i) produrre cellule staminali derivate da embrioni umani anche soprannumerari;

2. Ricordando che in sede di redazione del documento su Identità e statuto dell'embrione umano (del 27 giugno 1996) questo Comitato "è pervenuto unanimemente a riconoscere il dovere morale di trattare l'embrione umano, sin dalla fecondazione, secondo i criteri di rispetto e tutela che si devono adottare nei confronti degli individui umani a cui si attribuisce comunemente la caratteristica di persone, e ciò a prescindere dal fatto che all'embrione venga attribuita sin dall'inizio con certezza la caratteristica di persona nel senso tecnicamente filosofico";

3. Ricordando altresì che in sede di redazione del Parere su La clonazione come problema bioetico (del 21 marzo 1997) questo Comitato ha avuto modo di ribadire, nell'esprimere una "condanna etica" della clonazione di individui umani, "il diritto di ciascun essere umano alla propria dignità";

4. Considerando che la "Carta di Nizza" ("Progetto di Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea" del 28 settembre 2000) esordisce affermando nei termini più ampi e indifferenziati che "la dignità umana è inviolabile " (art. 1), specificando poi, sempre in termini generali e categorici, che "ciascuno (everyone) ha diritto alla vita" (art. 2, comma 1);

5. Prendendo atto del divieto di "costituzione di embrioni umani a fini di ricerca" stabilito dalla "Convenzione sui diritti dell'uomo e della biomedicina" (c.d. Convenzione di Oviedo del 4 aprile 1997), ferma restando comunque l'imprescindibile esigenza di assicurare "una protezione adeguata all'embrione" qualora una legge nazionale consenta "la ricerca su embrioni in vitro formati con fini riproduttivi" (art. 18);

6. Considerando, conclusivamente, che i documenti di natura bioetica e di natura normativa (o, comunque, giuridica) fin qui menzionati offrono un quadro d'insieme relativamente coerente e non possono essere ragionevolmente disattesi in sede di risposta ai quesiti de quibus,

il Comitato Nazionale per la Bioetica,

con l'intento di superare per quanto possibile le divergenze radicali espresse al suo interno al fine di corrispondere alle aspettative del Ministro richiedente, formula le seguenti risposte:

quanto al quesito sub a): si propende, allo stato, per la negazione di un principio generale di liceità etica della ricerca utilizzante embrioni umani anche soprannumerari che ne determini la distruzione. La possibilità di riscontrare un'area eccezionale di liceità etica limitata a ricerche su embrioni soprannumerari dipenderà dalla verifica di una serie di fattori non ancora compiutamente definiti - l'accertata inadeguatezza dell'"obiettivo ottimale di 'riprogrammare' cellule mature": una documentata concretezza della prospettiva di applicazioni terapeutiche innovative di straordinaria importanza da valutarsi caso per caso; l'individuazione di criteri di accertamento della ragionevole impossibilità di impianto dell'embrione - e dalla conseguente introduzione di una legge che stabilisca preventivamente presupposti e condizioni tali da giustificarne la legittimità costituzionale alla stregue dell'imprescindibile bilanciamento tra il valore individuale dell'embrione, anche soprannumerario, e il valore sociale della tutela della salute come "interesse della collettività" (art. 32 Cost.);

quanto al quesito sub b): si propende per una risposta negativa, in quanto la delimitazione temporale prospettata appare allo stesso tempo ingiustificatamente restrittiva e arbitrariamente generalizzante. Ingiustificata risulta la discriminazione tra condotte omogenee sotto il profilo di un giudizio etico; eticamente illecita, per le ragioni esposte in risposta al precedente quesito, sarebbe una "liberalizzazione" delle ricerche afferenti a un periodo temporale definito, secondo una logica "politica" arieggiante alla tecnica del condono;

quanto al quesito sub c): il verbo "produrre" getta una luce di ambiguità sul quesito. Se, verosimilmente, si vuol fare riferimento a una "produzione" che si distingue dalla "ricerca" - alla quale si riferiscono in modo generale i precedenti quesiti - la risposta sarebbe negativa, specie se la produzione, non ulteriormente definita, dovesse estendersi a iniziative onerose, andando così a urtare contro il divieto di profitto sancito dall'art. 21 della Convenzione di Oviedo, secondo cui, com'è noto, "il corpo umano e le sue parti non possono essere, in quanto tali, fonte di profitto". Se, invece, la "produzione" evocata dal quesito dovesse, meno verosimilmente, essere intesa come mera modalità della ricerca (in senso generale), allora il quesito diverrebbe superfluo, dovendosi considerare ricompreso nei quesiti precedenti.

Hanno espresso voto favorevole a questo testo i seguenti membri del C.N.B.: Francesco Donato Busnelli, Isabella Maria Coghi, Luigi De Carli, Simonetta Matone, Stefano Racheli.

 


 

Legge 19 febbraio 2004, n. 40

"Norme in materia di procreazione medicalmente assistita"

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 2004 

 

 

CAPO I
PRINCÌPI GENERALI

ART. 1.
(Finalità).

1. Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito.

2. Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità.

ART. 2.
(Interventi contro la sterilità e la infertilità).

1. Il Ministro della salute, sentito il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, può promuovere ricerche sulle cause patologiche, psicologiche, ambientali e sociali dei fenomeni della sterilità e della infertilità e favorire gli interventi necessari per rimuoverle nonché per ridurne l'incidenza, può incentivare gli studi e le ricerche sulle tecniche di crioconservazione dei gameti e può altresí promuovere campagne di informazione e di prevenzione dei fenomeni della sterilità e della infertilità.

2. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata la spesa massima di 2 milioni di euro a decorrere dal 2004.

3. All'onere derivante dall'attuazione del comma 2 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2004-2006, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2004, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero della salute. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

ART. 3.
(Modifica alla legge 29 luglio 1975, n. 405).

1. Al primo comma dell'articolo 1 della legge 29 luglio 1975, n. 405, sono aggiunte, in fine, le seguenti lettere:

"d-bis) l'informazione e l'assistenza riguardo ai problemi della sterilità e della infertilità umana, nonché alle tecniche di procreazione medicalmente assistita;

d-ter) l'informazione sulle procedure per l'adozione e l'affidamento familiare".

2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

CAPO II
ACCESSO ALLE TECNICHE

ART. 4.
(Accesso alle tecniche).

1. Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l'impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico.
2. Le tecniche di procreazione medicalmente assistita sono applicate in base ai seguenti princípi:

a) gradualità, al fine di evitare il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della minore invasività;

b) consenso informato, da realizzare ai sensi dell'articolo 6.

3. È vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.

ART. 5.
(Requisiti soggettivi).

1. Fermo restando quanto stabilito dall'articolo 4, comma 1, possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi.

ART. 6.
(Consenso informato).

 

1. Per le finalità indicate dal comma 3, prima del ricorso ed in ogni fase di applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita il medico informa in maniera dettagliata i soggetti di cui all'articolo 5 sui metodi, sui problemi bioetici e sui possibili effetti collaterali sanitari e psicologici conseguenti all'applicazione delle tecniche stesse, sulle probabilità di successo e sui rischi dalle stesse derivanti, nonché sulle relative conseguenze giuridiche per la donna, per l'uomo e per il nascituro. Alla coppia deve essere prospettata la possibilità di ricorrere a procedure di adozione o di affidamento ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, come alternativa alla procreazione medicalmente assistita. Le informazioni di cui al presente comma e quelle concernenti il grado di invasività delle tecniche nei confronti della donna e dell'uomo devono essere fornite per ciascuna delle tecniche applicate e in modo tale da garantire il formarsi di una volontà consapevole e consapevolmente espressa.

2. Alla coppia devono essere prospettati con chiarezza i costi economici dell'intera procedura qualora si tratti di strutture private autorizzate.

3. La volontà di entrambi i soggetti di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è espressa per iscritto congiuntamente al medico responsabile della struttura, secondo modalità definite con decreto dei Ministri della giustizia e della salute, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Tra la manifestazione della volontà e l'applicazione della tecnica deve intercorrere un termine non inferiore a sette giorni. La volontà può essere revocata da ciascuno dei soggetti indicati dal presente comma fino al momento della fecondazione dell'ovulo.

4. Fatti salvi i requisiti previsti dalla presente legge, il medico responsabile della struttura può decidere di non procedere alla procreazione medicalmente assistita, esclusivamente per motivi di ordine medico-sanitario. In tale caso deve fornire alla coppia motivazione scritta di tale decisione.

5. Ai richiedenti, al momento di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, devono essere esplicitate con chiarezza e mediante sottoscrizione le conseguenze giuridiche di cui all'articolo 8 e all'articolo 9 della presente legge.

ART. 7.
(Linee guida).

1. Il Ministro della salute, avvalendosi dell'Istituto superiore di sanità, e previo parere del Consiglio superiore di sanità, definisce, con proprio decreto, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, linee guida contenenti l'indicazione delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita.

2. Le linee guida di cui al comma 1 sono vincolanti per tutte le strutture autorizzate.

3. Le linee guida sono aggiornate periodicamente, almeno ogni tre anni, in rapporto all'evoluzione tecnico-scientifica, con le medesime procedure di cui al comma 1.

CAPO III
DISPOSIZIONI CONCERNENTI LA TUTELA DEL NASCITURO

ART. 8.
(Stato giuridico del nato).

1. I nati a seguito dell'applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita hanno lo stato di figli legittimi o di figli riconosciuti della coppia che ha espresso la volontà di ricorrere alle tecniche medesime ai sensi dell'articolo 6.

ART. 9.
(Divieto del disconoscimento della paternità e dell'anonimato della madre).

1. Qualora si ricorra a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo in violazione del divieto di cui all'articolo 4, comma 3, il coniuge o il convivente il cui consenso è ricavabile da atti concludenti non può esercitare l'azione di disconoscimento della paternità nei casi previsti dall'articolo 235, primo comma, numeri 1) e 2), del codice civile, né l'impugnazione di cui all'articolo 263 dello stesso codice.

2. La madre del nato a seguito dell'applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita non può dichiarare la volontà di non essere nominata, ai sensi dell'articolo 30, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396.

3. In caso di applicazione di tecniche di tipo eterologo in violazione del divieto di cui all'articolo 4, comma 3, il donatore di gameti non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il nato e non può far valere nei suoi confronti alcun diritto né essere titolare di obblighi.

CAPO IV
REGOLAMENTAZIONE DELLE STRUTTURE AUTORIZZATE ALL'APPLICAZIONE DELLE TECNICHE DI PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

ART. 10.
(Strutture autorizzate).

1. Gli interventi di procreazione medicalmente assistita sono realizzati nelle strutture pubbliche e private autorizzate dalle regioni e iscritte al registro di cui all'articolo 11.

2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano definiscono con proprio atto, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge:

a) i requisiti tecnico-scientifici e organizzativi delle strutture;

b) le caratteristiche del personale delle strutture;

c) i criteri per la determinazione della durata delle autorizzazioni e dei casi di revoca delle stesse;

d) i criteri per lo svolgimento dei controlli sul rispetto delle disposizioni della presente legge e sul permanere dei requisiti tecnico-scientifici e organizzativi delle strutture.

ART. 11.
(Registro).

1. È istituito, con decreto del Ministro della salute, presso l'Istituto superiore di sanità, il registro nazionale delle strutture autorizzate all'applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, degli embrioni formati e dei nati a seguito dell'applicazione delle tecniche medesime.

2. L'iscrizione al registro di cui al comma 1 è obbligatoria.

3. L'Istituto superiore di sanità raccoglie e diffonde, in collaborazione con gli osservatori epidemiologici regionali, le informazioni necessarie al fine di consentire la trasparenza e la pubblicità delle tecniche di procreazione medicalmente assistita adottate e dei risultati conseguiti.

4. L'Istituto superiore di sanità raccoglie le istanze, le informazioni, i suggerimenti, le proposte delle società scientifiche e degli utenti riguardanti la procreazione medicalmente assistita.

5. Le strutture di cui al presente articolo sono tenute a fornire agli osservatori epidemiologici regionali e all'Istituto superiore di sanità i dati necessari per le finalità indicate dall'articolo 15 nonché ogni altra informazione necessaria allo svolgimento delle funzioni di controllo e di ispezione da parte delle autorità competenti.

6. All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, determinato nella misura massima di 154.937 euro a decorrere dall'anno 2004, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2004-2006, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2004, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero della salute. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

CAPO V
DIVIETI E SANZIONI

ART. 12.
(Divieti generali e sanzioni).

1. Chiunque a qualsiasi titolo utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente, in violazione di quanto previsto dall'articolo 4, comma 3, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 300.000 a 600.000 euro.

2. Chiunque a qualsiasi titolo, in violazione dell'articolo 5, applica tecniche di procreazione medicalmente assistita a coppie i cui componenti non siano entrambi viventi o uno dei cui componenti sia minorenne ovvero che siano composte da soggetti dello stesso sesso o non coniugati o non conviventi è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 200.000 a 400.000 euro.

3. Per l'accertamento dei requisiti di cui al comma 2 il medico si avvale di una dichiarazione sottoscritta dai soggetti richiedenti. In caso di dichiarazioni mendaci si applica l'articolo 76, commi 1 e 2, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

4. Chiunque applica tecniche di procreazione medicalmente assistita senza avere raccolto il consenso secondo le modalità di cui all'articolo 6 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro.

5. Chiunque a qualsiasi titolo applica tecniche di procreazione medicalmente assistita in strutture diverse da quelle di cui all'articolo 10 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100.000 a 300.000 euro.

6. Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro.

7. Chiunque realizza un processo volto ad ottenere un essere umano discendente da un'unica cellula di partenza, eventualmente identico, quanto al patrimonio genetico nucleare, ad un altro essere umano in vita o morto, è punito con la reclusione da dieci a venti anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro. Il medico è punito, altresí, con l'interdizione perpetua dall'esercizio della professione.

8. Non sono punibili l'uomo o la donna ai quali sono applicate le tecniche nei casi di cui ai commi 1, 2, 4 e 5.

9. È disposta la sospensione da uno a tre anni dall'esercizio professionale nei confronti dell'esercente una professione sanitaria condannato per uno degli illeciti di cui al presente articolo, salvo quanto previsto dal comma 7.

10. L'autorizzazione concessa ai sensi dell'articolo 10 alla struttura al cui interno è eseguita una delle pratiche vietate ai sensi del presente articolo è sospesa per un anno. Nell'ipotesi di più violazioni dei divieti di cui al presente articolo o di recidiva l'autorizzazione può essere revocata.

CAPO VI
MISURE DI TUTELA DELL'EMBRIONE

ART. 13.
(Sperimentazione sugli embrioni umani).

1. È vietata qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano.

2. La ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative.

3. Sono, comunque, vietati:

a) la produzione di embrioni umani a fini di ricerca o di sperimentazione o comunque a fini diversi da quello previsto dalla presente legge;

b) ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti ovvero interventi che, attraverso tecniche di selezione, di manipolazione o comunque tramite procedimenti artificiali, siano diretti ad alterare il patrimonio genetico dell'embrione o del gamete ovvero a predeterminarne caratteristiche genetiche, ad eccezione degli interventi aventi finalità diagnostiche e terapeutiche, di cui al comma 2 del presente articolo;

c) interventi di clonazione mediante trasferimento di nucleo o di scissione precoce dell'embrione o di ectogenesi sia a fini procreativi sia di ricerca;

d) la fecondazione di un gamete umano con un gamete di specie diversa e la produzione di ibridi o di chimere.

4. La violazione dei divieti di cui al comma 1 è punita con la reclusione da due a sei anni e con la multa da 50.000 a 150.000 euro. In caso di violazione di uno dei divieti di cui al comma 3 la pena è aumentata. Le circostanze attenuanti concorrenti con le circostanze aggravanti previste dal comma 3 non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste.

5. È disposta la sospensione da uno a tre anni dall'esercizio professionale nei confronti dell'esercente una professione sanitaria condannato per uno degli illeciti di cui al presente articolo.

ART. 14.
(Limiti all'applicazione delle tecniche sugli embrioni).

1. È vietata la crioconservazione e la soppressione di embrioni, fermo restando quanto previsto dalla legge 22 maggio 1978, n. 194.

2. Le tecniche di produzione degli embrioni, tenuto conto dell'evoluzione tecnico-scientifica e di quanto previsto dall'articolo 7, comma 3, non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre.

3. Qualora il trasferimento nell'utero degli embrioni non risulti possibile per grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione è consentita la crioconservazione degli embrioni stessi fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena possibile.

4. Ai fini della presente legge sulla procreazione medicalmente assistita è vietata la riduzione embrionaria di gravidanze plurime, salvo nei casi previsti dalla legge 22 maggio 1978, n. 194.

5. I soggetti di cui all'articolo 5 sono informati sul numero e, su loro richiesta, sullo stato di salute degli embrioni prodotti e da trasferire nell'utero.

6. La violazione di uno dei divieti e degli obblighi di cui ai commi precedenti è punita con la reclusione fino a tre anni e con la multa da 50.000 a 150.000 euro.

7. È disposta la sospensione fino ad un anno dall'esercizio professionale nei confronti dell'esercente una professione sanitaria condannato per uno dei reati di cui al presente articolo.

8. È consentita la crioconservazione dei gameti maschile e femminile, previo consenso informato e scritto.

9. La violazione delle disposizioni di cui al comma 8 è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro.

CAPO VII
DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE

ART. 15.
(Relazione al Parlamento).

1. L'Istituto superiore di sanità predispone, entro il 28 febbraio di ciascun anno, una relazione annuale per il Ministro della salute in base ai dati raccolti ai sensi dell'articolo 11, comma 5, sull'attività delle strutture autorizzate, con particolare riferimento alla valutazione epidemiologica delle tecniche e degli interventi effettuati.

2. Il Ministro della salute, sulla base dei dati indicati al comma 1, presenta entro il 30 giugno di ogni anno una relazione al Parlamento sull'attuazione della presente legge.

ART. 16.
(Obiezione di coscienza).

1. Il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure per l'applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita disciplinate dalla presente legge quando sollevi obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dell'obiettore deve essere comunicata entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge al direttore dell'azienda unità sanitaria locale o dell'azienda ospedaliera, nel caso di personale dipendente, al direttore sanitario, nel caso di personale dipendente da strutture private autorizzate o accreditate.

2. L'obiezione può essere sempre revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al comma 1, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione agli organismi di cui al comma 1.

3. L'obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificatamente e necessariamente dirette a determinare l'intervento di procreazione medicalmente assistita e non dall'assistenza antecedente e conseguente l'intervento.

ART. 17.
(Disposizioni transitorie).

1. Le strutture e i centri iscritti nell'elenco predisposto presso l'Istituto superiore di sanità ai sensi dell'ordinanza del Ministro della sanità del 5 marzo 1997, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 7 marzo 1997, sono autorizzati ad applicare le tecniche di procreazione medicalmente assistita, nel rispetto delle disposizioni della presente legge, fino al nono mese successivo alla data di entrata in vigore della presente legge.

2. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le strutture e i centri di cui al comma 1 trasmettono al Ministero della salute un elenco contenente l'indicazione numerica degli embrioni prodotti a seguito dell'applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita nel periodo precedente la data di entrata in vigore della presente legge, nonché, nel rispetto delle vigenti disposizioni sulla tutela della riservatezza dei dati personali, l'indicazione nominativa di coloro che hanno fatto ricorso alle tecniche medesime a seguito delle quali sono stati formati gli embrioni. La violazione della disposizione del presente comma è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 25.000 a 50.000 euro.

3. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministro della salute, avvalendosi dell'Istituto superiore di sanità, definisce, con proprio decreto, le modalità e i termini di conservazione degli embrioni di cui al comma 2.

ART. 18.
(Fondo per le tecniche di procreazione medicalmente assistita).

1. Al fine di favorire l'accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita da parte dei soggetti di cui all'articolo 5, presso il Ministero della salute è istituito il Fondo per le tecniche di procreazione medicalmente assistita. Il Fondo è ripartito tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sulla base di criteri determinati con decreto del Ministro della salute, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

2. Per la dotazione del Fondo di cui al comma 1 è autorizzata la spesa di 6,8 milioni di euro a decorrere dall'anno 2004.

3. All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2004-2006, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2004, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero medesimo. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

 

 

 

 


 

 

BIBLIOGRAFIA

 

 

 

 

 

Daniela Bellitti [a cura di], Epimeteo e il Golem. Riflessioni su uomo, natura e tecnica nell'età globale, Edizioni ETS, Pisa, 2004

 

Giovanni Berlinguer, Bioetica quotidiana, Giunti, Firenze, 2000

 

Comitato Nazionale di Bioetica, http://www.palazzochigi.it/bioetica/

 

Antonio Da Re Filosofia morale, Mondadori, Milano, 2003

 

Eugenio Lecaldano, Bioetica. Le scelte morali, Ed. Laterza, Bari, 2005

 

Jürgen Habermas, Il futuro della natura umana. I rischi di una genetica liberale, [a cura di] Leonardo Ceppa, Einaudi, Torino, 2002

 

Demetrio Neri, La bioetica in laboratorio. Cellule staminali, clonazione e salute umana, Ed. Laterza, Bari, 2005

 

 

 


 

[1]Per le informazioni “tecniche” riportate in questo paragrafo ho utilizzato  D. Neri , “La bioetica in laboratorio. Cellule staminali, clonazione e salute umana”, Laterza, Bari, 2005, parte I.

[2]D. Neri, op. cit, pp..40-41.

[3]Attenzione, la clonazione terapeutica, diveramente da quella riproduttiva, non si propone di dar vita ad un essere umano. Il suo scopo è, invece, quello di ricavare soltanto delle cellule staminali embrionali che serviranno in seguito per innesti nei tessuti affetti da patologie.

[4]Il termine bioetica è stato coniato dall'oncologo statunitense Van Rennsealer Potter in un libro dal titolo Bioetica:ponte per il futuro; da E. Lecaldano , ”Bioetica. Le scelte morali”, Laterza, Bari, 2005, pag 3.

[5]Realizzata dal Joseph and Rose Kennedy  Institute for the Study of Human Reproduction and Bioethics nel 1978; da D. Neri, op.cit., pag 117.

[6] G. Berlinguer, “Bioetica quotidiana”, Giunti, Firenze, 2000.

[7]E. Lecaldano, op. cit., pag 20.

[8]Uno dei più autorevoli studiosi di bioetica, che proviene dalla tradizione della filosofia analitica e che fa propria una visione utilitaristica per affrontare i dilemmi bioetici. Le sue posizioni rientrano nell'orizzonte dell'etica della disponibilità della vita.

[9]D. Neri, op. cit., pp. 186 – 190.

[10]Tra questi, Jurgen Habermas avanza l'argomento dell'argine che si rompe e, gettando luce sul rapporto esistente tra la inviolabilità della persona e la indisponibilità delle modalità naturali con cui questa si incarna nel corpo, paventa l'eventualità che se si accetta come normale la generazione e l'impiego di embrioni ai fini di ricerca medica si trasforma anche la percezione culturale della vita umana prenatale.

[11]D. Neri, op. cit, pp. 191- 203.

[12]G. Berlinguer, op. cit., pag. 53.

[13]A. Da Re, “Filosofia morale”, Mondadori, Milano 2003, pag. 133.

[14]da E. Lecaldano, op. cit, pag. 234..

[15] A. Da Re, op. cit., pag 101.

[16]D. Neri,La bioetica in laboratorio”, Bari, Laterza, 2005, pp. 121-132.

[17]Notizie tratte dal Notiziario Cellule Staminali, a cura di ARDUC - Associazione per i diritti degli Utenti e Consumatori e pubblicato sul sito web http://staminali.aduc.it/posizioni.html

[18]idem

[19]Notizie tratte dal Notiziario Cellule Staminali, a cura di ARDUC - Associazione per i diritti degli Utenti e Consumatori e pubblicato sul sito web http://staminali.aduc.it/posizioni.html#consiglio

[20]D. Neri, op. cit, pp. 140-142

[21]Notizie tratte dalla Convenzione di Oviedo per la protezione dei Diritti dell’Uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti dell’applicazioni della biologia e della medicina : Convenzione sui Diritti dell'Uomo e la biomedicina - 4 Aprile 1997; pubblicato dal sito web dell' Asociazione per i diritti degli Utenti e Consumatori e all'indirizzo web http://staminali.aduc.it/php_docushow_83_4_t_l.html

[22]Ed ecco un altro motivo per poterci, a buon diritto, vergognare dei nostri rappresentanti al Parlamento europeo, dopo che Berlusconi ha dato del kapò ad un rappresentante della Germania.

[23]M. Toraldo di Francia,  “La sfida delle nuove biotecnologie: identità, conflitti e nuove forme di discriminazione”, pp. 260-272 in “Epimeteo e il Golem. Riflessioni su uomo, natura e tecnica nell'età globale”, a cura di D. Bellitti, Edizioni ETS, Pisa, 2004.

[24] Quando dopo l'assassinio di Roberto Calvi, nell'estate del 1982, si venne a conoscenza che gran parte dei milleottocento miliardi sottratti alle finanze del Banco Ambrosiano erano finite allo IOR (istituto per le opere di religione) per finanziare Solidarnosc e altre organizzazioni legate alla banca vaticana, un intervento alla Camera dell'allora ministro del Tesoro Nino Andreatta, che chiese alla Chiesa e allo stesso Pontefice di riconoscere le colpe dello Ior e di correre ai ripari, fu pagato dal cattolico Andreatta con una lunga emarginazione: per molti anni la Democrazia cristiana gli negò ruoli di partito e di governo. La Chiesa non ammise mai le responsabilità dello Ior e continuò a difendere Marcinkus anche quando, a metà degli anni 80, la magistratura italiana ne chiese l'arresto. Protetto dalle mura del Vaticano e da un passaporto diplomatico, “il banchiere di Dio” venne lasciato dal Papa alla guida dello Ior per ben sette anni dopo lo scandalo dell'Ambrosiano.

[25]A. Da Re, “Filosofia morale”, Mondadori, Milano, 2003, pp. 126-127

[26]Articolo di Robert L. Paarlberg,  apparso sul Corriere della Sera il 02 gennaio 2006.

[27]D. Neri, op. cit, pp. 163-171

[28]R. Dworkin, Playing God: Genes, Clones and Luck, 2000 in  Sovereign Virtue.